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Regolamento Consiglio Comunale

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Consiglio comunale

TITOLO I

ORGANIZZAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

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CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

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Art. 1

Finalità

Il Consiglio Comunale organizza l'esercizio delle proprie funzioni ed i suoi lavori secondo il presente Regolamento, adottato nel rispetto delle norme previste dal D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

Art. 2

Interpretazione del regolamento

1. Le eccezioni sollevate dai Consiglieri comunali al di fuori delle adunanze relative all'interpretazione di norme del presente Regolamento, sono presentate per iscritto al Sindaco.

2. Il Sindaco incarica il segretario Comunale di istruire la pratica con il suo parere e sottoporre la stessa ad un successivo Consiglio Comunale il quale decide in via definitiva con il voto favorevole della maggioranza dei consiglieri presenti.

3. Quando nel corso delle adunanze si presentino situazioni che non sono disciplinate dalla legge, dallo Statuto e dal presente Regolamento, il Presidente sospende brevemente la seduta e riunisce i capigruppo presenti in aula ed il Segretario Comunale, per esaminare e risolvere le eccezioni sollevate. Quando la soluzione non risulti immediatamente possibile, il Presidente, ripresi i lavori del Consiglio, rinvia l'argomento oggetto dell'eccezione a successiva adunanza. Nei giorni seguenti attiva la procedura di cui al secondo comma.

4. L'interpretazione della norma ha validità permanente ed in merito alla stessa non sono ammesse ad esame ulteriori eccezioni.

Art. 3

Durata in carica del Consiglio

Il Consiglio Comunale inizia la sua attività con la convalida dei Consiglieri eletti e dura in carica per un periodo di cinque anni, sino all'elezione del nuovo Consiglio, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti ed improrogabili. Gli atti devono contenere l'indicazione dei motivi di urgenza che ne hanno resa necessaria l'adozione.

Art. 4

La Sede delle adunanze

1. Le adunanze del Consiglio si tengono, di regola, presso la sede comunale, in apposita sala (1).

2. La parte principale della Sala arredata con dignità ed adeguatamente attrezzata destinata ai componenti del Consiglio Comunale ed alla Segreteria. Uno spazio apposito E' riservato al pubblico, assicurando allo stesso la possibilità di seguire nel miglior modo i lavori del Consiglio.

3. Il Presidente può stabilire che l'adunanza del Consiglio si tenga eccezionalmente in luogo diverso dalla Sede Comunale, quando ciò sia reso necessario dall'inagibilità o indisponibilità della stessa Sede o sia motivato da ragioni di carattere sociale che fanno ritenere opportuno la presenza del Consiglio sui luoghi ove si verificano situazioni particolari, esigenze ed avvenimenti che richiedono l'impegno e la solidarietà generale della comunità.

4. La sede ove si tiene l'adunanza del Consiglio Comunale deve essere sempre indicata nell'avviso di convocazione, qualora si svolgesse in luogo diverso da quella comunale.

5. Il giorno nel quale si tiene l'adunanza all'esterno della sede viene esposta la bandiera della Repubblica.

(1) - In conformità all'art. 12, comma 15, dello Statuto.

 

CAPO II

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Art. 5

Presidenza del Consiglio Comunale

Il Sindaco E' per legge, il Presidente delle adunanze del Consiglio Comunale, fino a quando non si sarà provveduto alla nomina del Presidente, ai sensi dell'art. 15 dello Statuto Comunale (1).

(1) - In conformità all'art. 12, comma 14, dello Statuto.

Art. 6

Presidente - Sostituzione

1. In caso di assenza, impedimento temporaneo, sospensione della carica del Sindaco, il Vicesindaco lo sostituisce nelle funzioni di Presidente del Consiglio.

2. Il Vicesindaco svolge inoltre le funzioni di Presidente del Consiglio, nel caso di cessazione della carica del Sindaco per una delle cause previste dall'art. 53 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, sino all'elezione del nuovo Consiglio.

3. All'Assessore anziano, in mancanza del Vicesindaco, spetta surrogare il Sindaco assente o impedito quale Presidente dell'Assemblea.

Art. 7

Compiti e poteri del Presidente

1. Il Presidente rappresenta l'intero Consiglio Comunale, ne tutela la dignità del ruolo ed assicura l'esercizio delle funzioni allo stesso attribuite dalla legge e dallo Statuto.

2. Provvede al proficuo funzionamento dell'assemblea consiliare, modera la discussione degli argomenti e dispone che i lavori si svolgano osservando il presente regolamento. Concede la facoltà di parlare e stabilisce il termine della discussione; pone e precisa i termini delle proposte per le quali si discute e si vota, determina l'ordine delle votazioni, ne controlla e proclama il risultato.

3. Il Presidente esercita i poteri necessari per mantenere l'ordine e per assicurare l'osservanza della legge, dello Statuto e del Regolamento.

4. Nell'esercizio delle sue funzioni il Presidente si ispira a criteri di imparzialità, intervenendo a difesa delle prerogative del Consiglio e dei singoli consiglieri.

5. Il Presidente del Consiglio Comunale, per assicurare il buon andamento dei lavori, può, qualora lo ritenga necessario, convocare i capigruppo.

6. Il Presidente promuove il rapporto del Consiglio Comunale con la Giunta, il Collegio dei revisori dei conti, il Difensore civico, le istituzioni ed aziende speciali e gli altri organismi ai quali il Comune partecipa (ove istituiti).

 

CAPO III

I GRUPPI CONSILIARI

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Art. 8

Costituzione

1. I gruppi consiliari sono costituiti di norma, dai consiglieri eletti nella medesima lista, a prescindere dal numero, salvo quanto stabilito nel seguente quarto comma.

2. Ciascun gruppo E' costituito da almeno tre consiglieri. Nel caso che una lista presentata alle elezioni abbia avuto un solo consigliere, a questo sono riconosciute le prerogative e la rappresentanza spettanti ad un gruppo consiliare. Possono essere, altresì, costituiti gruppi consiliari, senza alcuna limitazione numerica, ove il consigliere o i consiglieri componenti si identificano come rappresentanti di un partito politico presente nel Parlamento Italiano, ed esibiscano documentazione di appartenenza rilasciata almeno a livello delle Segreterie o Coordinamenti provinciali del Partito;

3. I consiglieri che non intendono far parte dei gruppi come individuati nel precedente comma, debbono far pervenire alla segreteria del Comune, nei cinque giorni successivi alla prima seduta del Consiglio, la dichiarazione di appartenenza ad un diverso gruppo.

4. I consiglieri che subentrano ad altri per qualsiasi causa cessati dalla carica, debbono far pervenire la dichiarazione di cui al precedente comma entro cinque giorni successivi alla data della deliberazione di surroga alla segreteria del Comune.

5. E' consentito, altresì, durante lo svolgimento del mandato elettorale, che i consiglieri dissidenti del proprio gruppo consiliare, costituiscano un nuovo gruppo consiliare. In tale gruppo confluiscono quindi tutti quei consiglieri che si dissociano dai gruppi consiliari di cui al primo comma del presente articolo. Tale gruppo sarà denominato gruppo misto e potrà essere costituito qualunque sia il numero dei suoi aderenti.

6. Nei dieci giorni successivi alla prima seduta del Consiglio, ogni gruppo consiliare comunica al Segretario la sua composizione, designando, contestualmente, il nominativo del capogruppo. Nelle more della comunicazione, assume la qualità di capogruppo il consigliere che ha riportato, nella sua lista, il maggior numero di voti.

7. I gruppi consiliari si hanno per regolarmente costituiti all'atto del ricevimento della comunicazione di cui al primo comma.

8. Ogni gruppo E' altresì tenuto a dare tempestiva comunicazione dell'eventuale mutamento della propria composizione, della sostituzione o della temporanea supplenza del proprio capogruppo.

9. Ai capigruppo consiliari, come sopra determinati, deve essere effettuata dal Segretario comunale la comunicazione di cui all'art. 125 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

10. Il Consiglio, nella prima seduta utile, prende atto dell'avvenuta costituzione dei gruppi consiliari, della designazione dei capigruppo e di ogni successiva variazione.

Art. 9

Conferenza dei capigruppo consiliari (1)

1. E' istituita la Conferenza dei capigruppo, presieduta dal Sindaco, alla scopo di rispondere alle finalità generali indicate dall'art. 18, comma 7, dello Statuto, nonché dall'art. 39, comma 4, del D. Lgs. N. 267/2000.

2. Alla Conferenza dei capigruppo in particolare compete:

a) di pronunciarsi su tutte le questioni che il Sindaco intende sottoporgli;

b) di esprimere parere su questioni riguardanti l'interpretazione del regolamento consiliare o conflitti di competenza tra organi del Comune.

3. La conferenza è convocata dal Presidente. Alla riunione partecipa il Segretario Comunale ed assistono i responsabili dei Servizi secondo le norme di cui al successivo articolo 18.

4. I capigruppo hanno facoltà di delegare un consigliere del proprio gruppo a partecipare alla conferenza quando esse siano impossibilitati ad intervenire personalmente.

5. Delle riunioni della conferenza dei capigruppo viene redatto verbale a cura del Segretario comunale.

(1) - In conformità all'art. 20 dello Statuto.

 

CAPO IV

COMMISSIONI CONSILIARI PERMANENTI (1)

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(1) - Art. 10 dello Statuto.

Art. 10

Costituzione e composizione

1. Il Presidente del Consiglio Comunale costituisce con proprio provvedimento, giusta nomina del Consiglio Comunale con votazione palese, assistito dal Segretario comunale, che controfirma, il relativo decreto da pubblicare all'Albo Pretorio, le seguenti quattro Commissioni permanenti ciascuna composta da cinque consiglieri comunali di cui tre in rappresentanza della maggioranza e due in rappresentanza della minoranza aventi competenza sui seguenti oggetti:

- Ia Commissione: Urbanistica - LL.PP. - Edilizia pubblica e privata - Pubblica Illuminazione - Arredo urbano - Traffico;

- IIa Commissione: Sanità - Igiene - Ambiente - Assistenza - Depuratori - Nettezza Urbana - Cimitero;

- IIIa Commissione: Bilancio - Finanze - Tributi - Patrimonio - Commercio ed Industria;

- IVa Commissione: Pubblica Istruzione e Beni Culturali - Sport, Politiche giovanili, tempo libero - Polizia Urbana.

2. La nomina dei consiglieri appartenenti alla maggioranza consiliare E' fatta dalla maggioranza, quella dei consiglieri appartenenti alla minoranza consiliare E' fatta dalla minoranza.

Art. 11

Insediamento - Presidenza

1. La seduta per l'insediamento delle commissioni deve tenersi entro quindici giorni dalla data della relativa costituzione. Per l'occasione E' convocata e presieduta dal Sindaco o da un suo delegato, scelto anche tra coloro che non facessero parte della Commissione.

2. La Commissione, nella sua prima adunanza, procede, nel proprio seno, alla elezione del Presidente e del Vice Presidente.

3. L'elezione del Presidente e del Vice Presidente avvengono con separate votazioni a scrutinio palese. Ogni commissario può votare un solo nome. Sono eletti i commissari che ottengono il maggior numero di voti e, a parità di voti, i più anziani di età.

4. Il Presidente comunica al Sindaco la propria nomina e del Vice Presidente entro cinque giorni dall'adozioni dei relativi provvedimenti. Il Sindaco rende nota la nomina al Consiglio Comunale, alla Giunta, al Collegio dei revisori dei conti, al Difensore civico ed agli organismi di partecipazioni popolari (ove istituiti).

Art. 12

Convocazione

1. Il Presidente convoca la Commissione, fissa la data delle adunanze, formula l'ordine del giorno e presiede le relative adunanze.

2. Il Vice Presidente collabora con il Presidente nella direzione della Commissione e ne disimpegna le funzioni in caso di assenza o di impedimento. In caso di assenza o di impedimento di entrambi, le riunioni della Commissione sono presiedute dal Consigliere più anziano di età fra i presenti.

3. La convocazione e l'ordine del giorno sono partecipati al Sindaco e all'Assessore competente per materia.

4. Gli atti relativi agli affari iscritti all'ordine del giorno sono depositati presso la sede comunale, almeno 24 ore prima della riunione, a disposizione dei membri della Commissione.

Art. 13

Funzionamento e decisioni

1. Per la validità della seduta E' richiesta la presenza della metà più uno dei componenti la Commissione.

2. Le decisioni della Commissione sono valide allorché vengano adottate dalla maggioranza dei voti espressi dai commissari presenti.

Art. 14

Partecipazione del Sindaco

1. Il Sindaco e l'Assessore delegato nella specifica materia, anche se non facciano parte della Commissione, hanno sempre il diritto di assistere ai lavori e di far pervenire memorie. Se richiesti dal Presidente hanno l'obbligo di intervenire alle sedute e fornire le documentazioni richieste.

Art. 15

Segreteria - Verbalizzazioni

1. Le funzioni di Segretario della Commissione sono svolte da un dipendente designato dal Segretario Comunale oppure da un componente designato dal Presidente della Commissione. Egli redige i verbali delle riunioni che, a cura del Presidente, sono trasmessi in copia al Sindaco, ai capigruppo consiliari e vengono depositati, anche per estratto, nei fascicoli degli atti deliberativi, ai quali si riferiscono, perché possano essere consultati dai consiglieri comunali. Tale deposito ha carattere obbligatorio.

2. I verbali delle sedute sono sottoscritti dal Presidente e dal segretario.

3. Il Sindaco informa la Giunta dei contenuti del verbale ed il Segretario comunale segnala ai responsabili dei servizi interessati indirizzi, osservazioni, rilievi relativi a quanto di loro competenza. I verbali della Commissione che tratta le materie finanziarie, i bilanci, il controllo di gestione, gli investimenti, sono trasmessi anche la Presidente del Collegio dei revisori dei conti.

4. Il comunicato del verbale sommario, redatto dal Presidente, E' pubblicato all'Albo Pretorio comunale.

Art. 16

Assegnazioni affari

1. Il Sindaco o l'assessore delegato, assegna alle singole commissioni, secondo il criterio della competenza per materia, le proposte di provvedimento o gli argomenti su cui ritiene debba acquisirsi la determinazione - parere, dandone formale e contestuale comunicazione al Presidente.

2. Il parere deve essere reso entro il termine massimo di venti giorni dall'assegnazione, salvo i casi di comprovata urgenza, per i quali il Sindaco può fissare un termine più breve.

3. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, il provvedimento E' adottato, facendo constare la non avvenuta acquisizione del parere della commissione competente.

Art. 17

Indagini conoscitive

Le commissioni possono disporre indagini conoscitive sugli argomenti sottoposti al loro esame. A tale scopo possono procedere all'audizione del Segretario comunale e dei titolari degli Uffici comunali, nonché degli amministratori e dei dirigenti di enti ed aziende di pendenti dal Comune. Hanno inoltre la facoltà di chiedere l'esibizione di atti e documenti.

Art. 18

Commissioni speciali o d'inchiesta

1. Il Consiglio, a mente dell'art. 23 dello Statuto comunale, può procedere alla istituzione di Commissioni speciali e/o d'inchiesta, nonché di commissioni di indagine sull'attività dell'amministrazione, determinandone i poteri, l'oggetto ed i limiti dell'attività, nonché il numero dei componenti e la partecipazione numerica.

2. La costituzione ed il funzionamento sono disciplinati dalle norme previste per le Commissione consiliari, provvedendo per tale specifico fine ad assicurare alle Commissioni l'opera dei dipendenti comunali e - ove del caso - di esperti esterni, che hanno riconosciuta competenza nelle materie da trattare, scelti dal Consiglio comunale nella deliberazione di incarico.

3. Alla Commissione non E' opponibile il segreto d'ufficio.

Art. 19

Commissioni di controllo e garanzia

1. Il Consiglio Comunale può, inoltre, istituire, a tutela e valorizzazione delle espressioni proprie della minoranza consiliari, commissioni consiliari aventi funzioni di controllo e garanzia.

2. La presidenza spetta di diritto ad un consigliere di minoranza designato dai rispettivi gruppi, in sede di nomina della Commissione.

3. Per il funzionamento di dette Commissioni si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui al precedente articolo 13.

4. Le funzioni di segretario della Commissione sono svolte dal Segretario comunale o da un suo delegato.

Art. 20

Sedute delle Commissioni

1. Le sedute delle commissioni sono di norma pubbliche, salvo che, con motivata decisione, non venga, di volta in volta diversamente stabilito e salvo quanto previsto dall'art. 22, comma 1, dello Statuto.

2. La seduta non può mai essere pubblica quando si tratti di questioni comportanti apprezzamenti sulle qualità, sulle attitudini, sul merito o sul demerito delle persone.

 

CAPO V

NOMINA SCRUTATORI

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Art. 21

Designazioni e funzioni

1. All'inizio di ciascuna seduta, effettuato l'appello, il Presidente designa tre consiglieri, incaricandoli delle funzioni di scrutatore. La minoranza deve essere sempre rappresentata, con un proprio consigliere, fra gli scrutatori.

2. La regolarità delle votazioni palesi ed il loro esito sono accertate dal Presidente. Nel caso di contestazioni sui voti espressi o di non corrispondenza fra il numero dei presenti rispetto ai votanti ed agli astenuti, il Presidente dispone che la votazione sia ripetuta e che il risultato sia verificato con l'assistenza dei consiglieri scrutatori.

3. L'assistenza degli scrutatori E' obbligatoria per le votazioni a scrutinio segreto. Assistono il Presidente nella verifica della validità delle schede e nel conteggio dei voti.

4. Nel verbale delle adunanze deve risultare per quali deliberazioni l'esito della votazione E' stato verificato con l'intervento dei consiglieri scrutatori.

 

TITOLO II

I CONSIGLIERI COMUNALI

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CAPO I

NORME GENERALI

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Art. 22

Riserva di legge

1. L'elezione dei consiglieri comunali, la loro durata in carica, il numero dei consiglieri attribuito al Comune e la loro posizione giuridica sono regolati dalla legge.

CAPO II

INIZIO E CESSAZIONE DEL MANDATO ELETTIVO

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Art. 23

Entrata in carica

1. I consiglieri comunali entrano in carica all'atto della proclamazione della loro elezione da parte del Presidente dell'organo elettorale proposto, secondo il vigente ordinamento elettorale amministrativo, ovvero, in caso di surrogazione, appena adottato dal Consiglio la relativa deliberazione (1).

2. Nella prima adunanza successiva all'elezione del Consiglio comunale, prima di deliberare su qualsiasi argomento, deve esaminare la condizione degli eletti e dichiarare, con l'osservanza delle modalità prescritte, la ineleggibilità di coloro per i quali sussiste una delle cause di ineleggibilità previste dal D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, procedendo alla loro immediata surrogazione.

3. Nel caso di successiva cessazione, per qualsiasi causa, dalla carica di consigliere comunale, si procede alla surrogazione nella prima adunanza che segue al verificarsi della stessa, convalidando l'elezione di colui che nella medesima lista ha riportato il numero di preferenze dopo gli eletti, previo accertamento dell'insussistenza delle cause di ineleggibilità previste dal D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

(1)- Art. 24, comma 1, dello Statuto.

Art. 24

Dimissioni

1. Le dimissioni dalla carica debbono essere presentate dai consiglieri con comunicazione scritta e sottoscritta, indirizzata al Consiglio comunale ed assunte immediatamente al protocollo del Comune nell'ordine temporale di presentazione. Le dimissioni hanno effetto immediato e non esiste alcuna possibilità di un loro differimento a data futura rispetto a quella della presentazione (1).

2. Nell'ipotesi di dimissioni della metà più uno dei consiglieri, che ha come effetto lo scioglimento del Consiglio Comunale con DPR, le stesse devono essere presentate al protocollo "contemporaneamente" ossia in un unico atto, ovvero contestualmente, con protocolli caratterizzati da una stretta sequenza numerica (2).

3. Le dimissioni presentate da un soggetto incaricato sono valide, purché la volontà di dimettersi si manifesti comunque con una adeguata e sufficiente garanzia della certezza e veridicità delle dimissioni, pur in mancanza della materiale presentazione delle stesse. Lo strumento dovrà essere l'autenticazione dinanzi ad un pubblici ufficiale (3).

4. Le dimissioni sono irrevocabili, non necessitano di presa d'atto e sono immediatamente efficaci.

5. Il Consiglio, entro e non oltre dieci giorni, deve procedere alla surroga dei consiglieri dimissionari, con separate deliberazioni, seguendo l'ordine di presentazione delle dimissioni quale risulta dal protocollo.

6. Il Consiglio comunale procede alla surrogazione in seduta pubblica, previo accertamento dell'insussistenza di condizioni di ineleggibilità e di incompatibilità per il soggetto surrogante.

7. Non si fa luogo alla surroga, qualora, ricorrendone i presupposti, si debba procedere allo scioglimento di consiglio a norma dell'articolo 141, comma 1, lett. b), numero 2, del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

(1) Consiglio di Stato, sezione prima, parere 3049 del 10/10/2002;

(2) Consiglio di Stato, sezione prima, parere 3049 del 10/10/2002;

(3) Consiglio di Stato, sezione prima, parere 4269 dell'11/12/2002.

Art. 25

Decadenza e rimozione dalla carica

1. Qualora nel corso del mandato si rilevi l'esistenza di una causa di ineleggibilità preesistente all'elezione e non rimossa nei termini e nei modi previsti dall'art. 69 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, il Consiglio comunale pronuncia la decadenza dalla carica del consigliere interessato.

2. Quando successivamente all'elezione si verifichi alcune delle condizioni previste dall'art. 60 e seguenti del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, come causa di ineleggibilità ovvero esista al momento della elezione o si verifichi successivamente alcuna delle condizioni di incompatibilità previste dalla legge predetta, il Consiglio di cui l'interessato fa parte gliela contesta e attiva la procedura di cui all'art. 69 del D. Lgs. citato. A conclusione della procedura se la condizione di ineleggibilità o di incompatibilità previste dalla legge predetta, il Consiglio ne prende atto senza adottare provvedimenti nei confronti del consigliere interessato. In caso contrario lo dichiara decaduto.

3. I consiglieri comunali possono essere rimossi dalla carica quando compiono atti contrari alla Costituzione o per gravi o persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.

4. I consiglieri comunali decadono di diritto dalla carica dalla data di passaggio della sentenza di condanna per delitti di cui al primo comma dell'art. 59 del D. Lgs. n. 267 o dalla data in cui diviene definitivo il provvedimento dell'autorità giudiziaria che applica la misura di provvedimento. La decadenza dalla carica si verifica, anche nel caso di sanzioni penali irrogata su richiesta dell'interessato ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale.

5. Il Sindaco, avuta conoscenza di uno dei provvedimenti di cui ai precedenti commi 3 e 4, convoca il Consiglio comunale che prende atto degli stessi ed adotta le deliberazioni conseguenti.

6. La decadenza della carica di consigliere per ripetuta e non giustificata assenza dalle adunanze consiliari E' disciplinata dallo Statuto. Verificandosi le condizioni dello stesso previste la decadenza viene dichiarata dal Consiglio Comunale nella seduta immediatamente successiva a quella nella quale le assenze hanno raggiunto il numero minimo stabilito dallo statuto. Prima di dichiarare la decadenza il Consiglio esamina le eventuali giustificazioni, presentate per iscritto dall'interessato e decide conseguentemente.

7. La surrogazione dei consiglieri decaduti o rimossi dalla carica ha luogo nella stessa seduta nella quale viene dichiarata la decadenza, previo accertamento dell'insussistenza di condizioni di ineleggibilità od incompatibilità per il soggetto surrogante.

Art. 26

Sospensione dalla carica - sostituzione

1. I consiglieri comunali sono sospesi di diritto dalla carica quando sopravviene, dopo l'elezione, una delle condizioni previste dal primo comma dell'art. 59 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, sempre che non si verifichi una delle cause di decadenza di cui al 6° comma dello stesso articolo.

2. La sospensione di diritto dalla carica di consigliere comunale consegue altresì quando E' disposta l'applicazione di una delle misure coercitive di cui agli artt. 284 (arresti domiciliari), 285 (custodia cautelativa in carcere), 286 (custodia cautelativa in luogo di cura) del codice di procedura penale.

3. Il Prefetto, ai sensi del comma 4° dell'art. 59 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, accertata la sussistenza di una delle cause di sospensione di cui ai precedenti commi, provvede a notificare il provvedimento al Consiglio comunale, in persona del Sindaco, dello stesso Presidente. Il Sindaco dispone la notifica di copia del provvedimento al consigliere sospeso e precede alla convocazione del Consiglio comunale.

4. Il Consiglio comunale nella prima adunanza successiva alla notificazione del provvedimento di sospensione e comunque non oltre trenta giorni da essa, ne prende atto e procede alla temporanea sostituzione del consigliere sospeso affidando la supplenza per l'esercizio delle funzioni di consigliere al candidato della stessa lista che ha riportato, dopo gli eletti, il maggior numero di voti. La supplenza ha termine con la cessazione della sospensione. Qualora sopravvenga la decadenza si fa luogo alla surrogazione.

5. Il consigliere comunale sospeso non può esercitare nessuna delle funzioni connesse e conseguenti alla carica, sia nell'ambito del Comune, sia in altri enti, istituzioni ed organismi.

 

CAPO III

DIRITTI DEI CONSIGLIERI

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Art. 27

Diritto d'iniziativa

1. I consiglieri hanno diritto d'iniziativa su ogni argomento sottoposto a deliberazione del Consiglio comunale.

2. I consiglieri hanno facoltà di presentare proposte di deliberazioni concernenti materie comprese nella competenza del Consiglio comunale stabilita dalla legge e dallo statuto.

3. La proposta di deliberazione, formulata per iscritto ed accompagnata da una relazione illustrativa, ambedue sottoscritte dal consigliere proponente, E' inviata al Sindaco il quale la trasmette al Segretario comunale per l'istruttoria di cui all'art. 49 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, e ne informa la Giunta. Se l'illustrazione si è conclusa favorevolmente, il Sindaco iscrive la proposta all'ordine del giorno del Consiglio comunale indicando, con l'oggetto, il consigliere proponente.

4. I consiglieri hanno facoltà di presentare emendamenti sulle proposte di deliberazione iscritte all'ordine del giorno del Consiglio comunale.

5. Costituiscono emendamenti le correzioni di forma, le modificazioni, integrazioni, e parziali sostituzioni del testo della proposta di deliberazione. Gli emendamenti sono presentati, in iscritto, al Sindaco, entro il secondo giorno precedente quello dell'adunanza. Quando si tratta di proposte di variazione di limitata entità che non alterano la sostanza della proposta possono essere presentate, in iscritto, al Presidente nel corso della seduta. Ciascun consigliere in rappresentanza del gruppo può presentare non più di tre emendamenti, e ritirarli fino al momento in cui la discussione E' chiusa. Un emendamento ritirato dal proponente può essere fatto proprio da un altro consigliere.

6. Le proposte di emendamenti pervenute prima dell'adunanza sono subito trasmesse dal Sindaco al Segretario comunale che ne cura con procedure d'urgenza l'illustrazione. Per le proposte di emendamenti presentate nel corso dell'adunanza il Segretario comunale, su richiesta del Presidente, esprime parere di conformità alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti, salvo che comportando, essi emendamenti, una modifica sostanziale della proposta, determinino il rinvio di essa proposta ad una nuova istruttoria.

Art. 28

Attività ispettiva - interrogazioni e mozioni

1. I consiglieri nell'esercizio dell'attività e del sindacato ispettivo di cui al primo comma dell'art. 43 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, hanno diritto di presentare al Sindaco interrogazioni e mozioni su argomenti che riguardano direttamente le funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo del Consiglio comunale e le altre competenze allo stesso attribuite dalle leggi e dallo Statuto.

2. Le interrogazioni sono presentate al Sindaco e sono sempre formulate per iscritto e firmate dai proponenti.

3. Il Sindaco o l'Assessore da lui delegato risponde entro trenta giorni alle interrogazioni e ad altra istanza di sindacato ispettivo presentata dai consiglieri. La risposta E' data, di norma, nella prima adunanza del Consiglio che si tiene entro il termine di cui sopra, previsto dall'art. 43 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267. Nel caso in cui entro il termine predetto non si tengono adunanze del Consiglio, la risposta E' data per iscritto. Se il consigliere interessato lo richiede, l'interrogazione e la risposta sono comunicate per riassunto al Consiglio, alla prima adunanza, nel corso della trattazione delle interrogazioni.

4. L'interrogazione consiste nella richiesta rivolta al Sindaco per avere informazioni circa la sussistenza o la verità di un fatto determinato o per conoscere i motivi ed i criteri in base ai quali E' stato adottato un provvedimento o gli intendimenti con i quali ci si prefigge di operare in merito ad un determinato fatto od intervento.

5. Quando l'interrogazione ha carattere urgente può essere effettuata anche durante l'adunanza, subito dopo la trattazione di quelle presentate nei termini ordinari. Il Consigliere interrogante rimette copia del testo al Presidente e ne da diretta lettura al Consiglio. Il Presidente può dare risposta immediata se dispone degli elementi necessari. In caso contrario si riserva di dare risposta scritta all'interrogante entro trenta giorni da quello di presentazione.

6. Le mozioni devono essere presentate per iscritto al Presidente del Consiglio comunale, nell'ambito delle competenze per lo stesso stabilite dalla legge e dallo Statuto, riferita all'esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo, alla promozione di iniziative e di interventi da parte del Consiglio o da impegnare la Giunta nell'ambito dell'attività del Comune e degli enti ed organismi allo stesso appartenenti od ai quali partecipa. La mozione si conclude con una risoluzione ed E' sottoposta all'approvazione del Consiglio, nelle forme previste per la votazione delle deliberazioni.

Art. 29

Richiesta di convocazione del Consiglio

1. Il Sindaco E' tenuto a riunire il Consiglio comunale, in un termine non superiore a venti giorni, quando lo richiede almeno un quinto dei consiglieri, inserendo all'ordine del giorno gli argomenti degli stessi richiesti (1).

2. Il termine di cui al precedente comma decorre dalla data di protocollo della richiesta (2). A tal fine la richiesta dei consiglieri, indirizzata al Sindaco, viene immediatamente registrata al protocollo generale dell'ente.

3. Quando nella richiesta E' precisato che per gli argomenti da iscrivere all'ordine del giorno il Consiglio comunale dovrà effettuare soltanto un esame ed un dibattito generale, senza adottare deliberazioni o risoluzioni, per ciascuna di esse, i consiglieri richiedenti debbono allegare una relazione che illustra l'oggetto da trattare. Nel caso che sia proposta l'adozione di deliberazioni, la trattazione di interrogazioni e l'adozione di mozioni e risoluzioni, deve essere osservato quando stabilito dagli articoli 27 e 28 del presente regolamento.

4. Nel caso di inosservanza dell'obbligo di convocazione del Consiglio, di cui al primo comma, previa diffida, provvede il Prefetto, in conformità a quanto stabilito dal 5° comma dell'art. 39 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

(1) Art. 12, comma 2, dello Statuto.

(2) Art. 12, comma 4, dello Statuto.

Art. 30

Diritto d'informazione e di accesso agli atti amministrativi

1. I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli Uffici del Comune, delle sue aziende, istituzioni ed enti dipendenti, tutte le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del mandato elettivo.

2. I consiglieri comunali hanno diritto di accesso e di consultazione di tutti gli atti dell'amministrazione comunale, esclusi quelli riservati per legge e regolamento, in conformità all'art. 10 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267 ed all'art. 24 della Legge 7/08/1990, n. 241.

3. I consiglieri comunali che intendano accedere ad atti dell'Ente devono motivare in modo specifico la propria richiesta, a pena di inammissibilità (1).

4. L'esercizio di diritto di cui al primo e secondo comma E' effettuato dai consiglieri richiedendo direttamente le informazioni e la consultazione degli atti al Segretario comunale ed ai dirigenti o dipendenti responsabili preposti ai singoli uffici, servizi, aziende, istituzioni ed altri organismi. Per coordinare l'esercizio del diritto dei consiglieri con le esigenze di funzionamento dell'organizzazione del Comune e degli altri enti, il Sindaco invia a tutti i consiglieri l'elenco degli Uffici o servizi comunali e degli altri enti ed aziende dipendenti, precisando nello stesso le funzioni esercitate, l'ubicazione, il nominativo del dipendente responsabile e del suo sostituto, nel giorno di ogni settimana e del relativo orario nel quale i consiglieri comunali possono ottenere direttamente e senza alcun adempimento procedurale, informazioni e notizie ed effettuare la consultazione di atti utili all'espletamento del loro mandato.

5. I consiglieri comunali sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge. Per non impedire o ostacolare lo svolgimento dell'azione amministrativa, i documenti oggetto del diritto, devono essere concretamente individuati oppure essere individuabili (2). Pertanto, qualora la richiesta di rilascio sia generica o il numero degli atti o dei documenti sia elevato, o vi siano contemporaneamente richieste di accesso da parte di altri consiglieri ovvero il reperimento degli atti e dei documenti richiesti comporti ricerche di archivio che possano intralciare lo svolgimento dell'attività amministrativa, l'Amministrazione invita i consiglieri comunali a specificare meglio la documentazione richiesta, consentendone la mera visione con il rilascio di copia di quella che presenti effettivo interesse secondo un programma da concordare con gli interessati. Il diritto di accesso ai documenti amministrativi non può concretarsi nell'obbligo per la pubblica amministrazione di svolgere attività di ricerca, di indagine o di ricostruzione storica ed analitica dei procedimenti, con un aggravamento dello svolgimento delle attività istituzionali (3).

6. Per quanto riguarda le notizie riservate i documenti debbono essere sottratti all'accesso quando, tra l'altro riguardino la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche, di gruppi, di imprese ed associazioni, con particolare riferimento all'interesse epistolare, professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari (Art. 8 DPR 27/06/1992, n. 352 emanato in attuazione dell'art. 24 della legge 241/90).

7. Nessuna informazione od atto ricevuto dal consigliere comunale per uso mandato elettorale potrà mai essere utilizzato per attività private o professionali od altre diverse finalità.

(1) Consiglio di Stato Sez. V - sentenza 13/11/2002, n. 6293.

(2) Consiglio di Stato Sez. V - sentenza 14/12/92, n. 504.

(3) Consiglio di Stato Sez. V - sentenza 06/04/98, n. 438.

Art. 31

Diritto al rilascio di copie di atti e documenti

1. I consiglieri comunali, con motivata richiesta(1) nella quale indicano le specifiche finalità d'uso connesso all'esercizio del loro mandato, hanno diritto al rilascio di copie di deliberazione del Consiglio e della Giunta, di verbali delle Commissioni comunali istituite per legge, di determinazioni ed atti dei responsabili degli uffici e dei servizi, dei bandi e dei verbali di gara, di ordinanze emesse dal Sindaco o da suoi delegati, di petizioni presentate dai cittadini e di richieste e proposte avanzate dagli organismi di partecipazione.

2. La richiesta delle copie di cui al precedente comma E' effettuata dal consigliere presso la Segreteria comunale o presso l'ufficio interessato, secondo le indicazioni comunicate dal Sindaco in relazione a quanto stabilito dal terzo comma del precedente art. 30. La richiesta E' ricevuta dal dipendente preposto su apposito modulo sul quale il consigliere deve indicare gli estremi dell'atto di cui richiede copia e apporre la data e le firma. Il modulo contiene la dichiarazione che la copia richiesta sarà utilizzata esclusivamente per l'esercizio delle funzioni connesse alla carica elettiva ricoperta.

3. Il rilascio delle copie avviene entro il termine stabilito dal regolamento comunale sul diritto di accesso agli atti amministrativi, salvi i casi di urgenza motivati nella richiesta da parte dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico.

4. Il Responsabile dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico o il Responsabile dell'Ufficio interessato, qualora rilevino la sussistenza di divieti o impedimenti al rilascio della copia richiesta, ne informano, entro sette giorni dalla richiesta, il consigliere interessato, con comunicazione scritta nella quale sono illustrati i motivi che non consentono il rilascio.

5. Le copie vengono rilasciate in carta libera con espressa indicazione che il loro uso E' limitato all'esercizio dei diritti elettorali connessi alla carica di consigliere comunale, ai sensi dell'allegato B, n. 1 del DPR 26/10/1972, n. 642 ed in esenzione dei diritti di segreteria, per lo stesso motivo, in conformità al n. 8 della tabella D allegata alla legge 08/06/1962, n. 604 e successive modificazioni.

6. Per la copia di atti e documenti di cui al presente articolo non sono addebitabili al consigliere comunale rimborsi di costi di ricerca, misura, fotocopie e rilascio sia perché l'esercizio del diritto di accesso attiene all'esercizio delle funzioni pubbliche di cui il richiedente E' portatore, sia perché in nessun caso egli può fare uso privato dei documenti così acquisiti.

7. Sono pertanto esclusi i costi di rimborso degli stampati, eccetto il costo di sostenere per copie di progetti, planimetrie, etc. che vanno a carico dei richiedenti.

(1) Consiglio di Stato Sez. V - sentenza 13/11/2002 N. 6293.

 

CAPO IV

ESERCIZIO DEL MANDATO ELETTIVO

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Art. 32

Diritto di esercizio del mandato elettivo

1. I consiglieri comunali, per l'esercizio del mandato elettivo hanno diritto ai permessi retribuiti ed alle aspettative non retribuite nei limiti ed alle condizioni stabilite dall'art. 79 e seguenti del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

2. Ai consiglieri comunali E' dovuto un gettone di presenza per l'effettiva partecipazione ad ogni adunanza del Consiglio e per non più di una adunanza al giorno. Se l'adunanza si protrae oltre le ore 24.00 del giorno per il quale E' stata convocata, spetta ai consiglieri il gettone di presenza anche per il giorno successivo.

3. Agli amministratori ai quali viene corrisposto l'indennità di funzione, prevista dal D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, non E' dovuta l'indennità di presenza per la partecipazione alle adunanze del Consiglio comunale e delle commissioni.

4. I consiglieri comunali formalmente e specificamente delegati dal Sindaco a recarsi, per ragioni del loro mandato, fuori del territorio comunale hanno diritto al rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute, nonché all'indennità di missione od al rimborso delle spese per pernottamento e soggiorno documentate, secondo quanto stabilito dalla legge per i pubblici funzionari e dall'apposito regolamento comunale. Tali norme si applicano anche per la partecipazione alle riunioni degli organi nazionali e regionali delle associazioni fra gli enti locali che hanno rilevanza nazionale.

5. In conformità a quanto disposto dal comma 5 dell'art. 86 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, il Comune può assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato.

Art. 33

Divieto di mandato imperativo

1. Ogni consigliere comunale E' rappresentante dell'intera comunità ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato entro i limiti di competenza previsti dalle leggi, dallo Statuto e dal presente Regolamento.

2. Nell'adempimento delle funzioni connesse alla carica elettiva egli ha pertanto piena libertà di azione, di espressione e di voto.

Art. 34

Partecipazione alle adunanze

1. Il consigliere comunale E' tenuto a partecipare a tutte le adunanze del Consiglio.

2. Nel caso di assenza la giustificazione può avvenire mediante motivata comunicazione scritta, inviata al Presidente, il quale ne dà notizia al Consiglio. La giustificazione può essere effettuata anche mediante motivazione fatta al Consiglio dal capo del gruppo al quale appartiene il consigliere assente.

3. Delle giustificazioni viene presa nota a verbale.

4. Il consigliere che si assenta definitivamente dall'adunanza deve, prima di lasciare la sala, avvertire la segreteria, perché sia presa nota a verbale.

Art. 35

Astensione obbligatoria

1. I consiglieri comunali devono astenersi dal prendere parte direttamente od indirettamente in servizi, forniture e somministrazioni continuative o ricorrenti, appalti, concessioni di lavori e gestione dei servizi, incarichi professionali remunerati, riguardanti il Comune e le istituzioni, aziende ed organismi dello stesso dipendenti o soggetti a controllo politico-amministrativo.

2. Tale obbligo sussiste sia quando si tratti di interesse proprio dei consiglieri, sia dei loro congiunti od affini fino al quarto grado civile.

3. Il divieto di cui ai precedenti commi comporta l'obbligo di assentarsi dall'adunanza tutto il tempo della discussione e votazione delle relative deliberazioni.

4. I consiglieri obbligati ad astenersi e ad assentarsi ne informano il Segretario comunale che dà atto a verbale dell'avvenuta osservanza di tale obbligo.

Art. 36

Responsabilità personale - esonero

1. Il consigliere comunale E' responsabile personalmente dei voti espressi in favore o contro i provvedimenti deliberati dal Consiglio.

2. E' esente da responsabilità il consigliere assente giustificato dall'adunanza o che per legittimi motivi non abbia preso parte alla deliberazione.

3. E' parimenti esente da responsabilità conseguente all'adunanza di un provvedimento deliberativo il consigliere che abbia dichiarato, prima della votazione, il proprio dissenso od abbia espresso voto contrario, chiedendo di far risultare a verbale la sua posizione.

4. Si applicano ai consiglieri comunali le disposizioni in materia di responsabilità stabilite dal primo e quarto comma dell'art. 93 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

 

CAPO V

NOMINE ED INCARICHI AI CONSIGLIERI COMUNALI

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Art. 37

Nomine e designazioni di consiglieri comunali - divieti

1. Nei casi in cui la legge, lo statuto od i regolamenti prevedono che di un determinato organo, collegio o commissione debba far parte un consigliere comunale, questi viene nominato, designato e revocato dal Sindaco, sulla base degli indirizzi stabiliti dal Consiglio.

2. Si applica, nei casi suddetti, la norma di cui all'art. 67 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

3. Quando E' stabilito, per legge, che la nomina avviene esclusivamente per elezione da parte del Consiglio comunale, la stessa E' effettuata in seduta pubblica, con voto limitato - ove previsto - ed espresso con scheda segreta.

4. Nei casi in cui E' previsto espressamente che la nomina avvenga per designazione dei gruppi consiliari, compete a ciascun gruppo comunicare alla Presidenza ed al Consiglio, in seduta pubblica ed in forma palese, il nominativo del consigliere designato. Il Consiglio approva, con voto palese, la costituzione dell'organo e della rappresentanza comunale espressa con le modalità di cui al presente comma.

5. Si osservano le disposizioni stabilite dallo statuto per assicurare condizioni di pari opportunità ai sensi della legge 10/04/1991, n. 125 e dell'art. 6 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

Art. 38

Funzioni rappresentative

1. I consiglieri sono invitati a partecipare alle cerimonie, celebrazioni e manifestazioni indette dall'Amministrazione comunale.

2. Per la partecipazione del Comune a particolari cerimonie o celebrazioni, può essere costituita una delegazione consiliare, composta da un rappresentante per ciascun gruppo politico. Essa interviene assieme al Sindaco ed alla giunta comunale.

3. La delegazione viene costituita dal Sindaco.

Art. 39

Deleghe del Sindaco

1. Il Sindaco, quale Ufficiale di governo, può conferire delega per le funzioni previste dall'art. 14 e 54 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267 ad un consigliere comunale, per l'esercizio di tali funzioni nei quartieri e nelle frazioni.

2. Il Sindaco deve effettuare preventiva comunicazione al Prefetto delle deleghe che intende conferire.

3. Nel provvedimento sono indicate le funzioni delegate e la delimitazione dell'obbligo territoriale nel quale il consigliere comunale E' delegato ad esercitare. Il provvedimento E' sottoscritto, per accettazione dell'incarico, dal delegato. La delega può essere revocata dal Sindaco in qualsiasi momento, senza necessità di motivazioni. L'esercizio delle funzioni da parte del delegato cessa dal momento della notifica del provvedimento di revoca.

 

TITOLO III

FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

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CAPO I

CONVOCAZIONE

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Art. 40

Competenza

1. La convocazione del Consiglio comunale E' effettuata dal Sindaco. Nel caso di assenza o impedimento temporaneo del Sindaco la convocazione viene effettuata dal Vicesindaco, ai sensi dell'art. 53 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267 o dall'Assessore anziano.

2. In conformità a quanto dispone il comma 3° dell'art. 39 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, la prima seduta del Consiglio comunale successiva alle elezioni deve essere convocata dal Sindaco eletto entro il termine perentorio di dieci giorni dalla proclamazione e deve tenersi entro il termine di dieci giorni dalla convocazione. In caso di inosservanza dell'obbligo di convocazione, provvede in via sostitutiva il Prefetto.

Art. 41

Avviso di convocazione

1. La convocazione del Consiglio comunale E' disposta a mezzo di avvisi, con le modalità di cui al presente regolamento.

2. L'avviso di convocazione contiene l'indicazione del giorno e dell'ora dell'adunanza e della sede dove la stessa sarà tenuta, con invito ai consiglieri comunali a parteciparvi. Nel caso che siano previste sospensioni temporanee dei lavori nel corso della giornata di riunione, nell'avviso vengono indicati gli orari di inizio, interruzione e ripresa dell'adunanza. Quando E' previsto che i lavori si svolgono in più giorni, sono indicate la data e l'ora di inizio di ciascuna riunione, con la precisazione che trattasi di prosecuzione della medesima adunanza.

3. L'avviso di convocazione precisa se l'adunanza ha carattere ordinaria o straordinaria e se viene convocata d'urgenza. Il Comune non si avvale della distinzione temporale in sessioni, incompatibile con la razionale ed organica programmazione dei lavori necessari per l'esercizio del ruolo del Consiglio, stabilito dal D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

4. Il Consiglio comunale E' convocato in adunanza ordinaria qualora vi siano iscritte, all'ordine del giorno, proposte di deliberazioni concernenti l'esame e l'approvazione del bilancio preventivo annuale e pluriennale, l'esame e l'approvazione dei conti consuntivi, l'adozione del Piano Regolatore Generale, l'approvazione dei regolamenti comunali di competenza consiliare, l'esame e l'approvazione delle linee programmatiche relative alle azioni ed ai progetti da realizzare durante il mandato politico-amministrativo, nonché le variazioni allo Statuto comunale che non siano di mero recepimento di disposizioni legislative. (Comma rettificato con delibera C.C. n. 26/2004).

5. Il Consiglio E' convocato in seduta straordinaria, negli altri casi distinti da quelli indicati al precedente comma e quando la stessa sia ritenuta necessaria dal Sindaco o sia richiesta da almeno un quinto dei consiglieri assegnati. L'adunanza deve essere tenuta entro venti giorni dal ricevimento della richiesta. L'iniziativa deve riguardare "argomenti che le disposizioni di legge o statutarie riservano alla competenza del Consiglio comunale e deve essere corredata dalle singole proposte deliberative".

6. Il Consiglio E' convocato d'urgenza quando sussistono motivi rilevanti ed indilazionabili che rendono necessaria l'adunanza.

7. Con ordine del giorno integrativo, da notificare almeno 24 ore prima dell'adunanza, vengono inseriti altri argomenti da trattare nelle sedute ordinarie, straordinarie e d'urgenza, già convocate.

8. Nell'avviso deve essere sempre precisato se l'adunanza ha carattere ordinaria, straordinaria o d'urgenza e se la stessa si tiene in prima o in seconda convocazione. Nell'avviso E' indicato che gli argomenti da trattare sono quelli indicati nell'ordine del giorno.

9. L'avviso di convocazione e l'ordine del giorno sono muniti in calce del bollo del Comune e firma del Sindaco o, in caso di sua assenza od impedimento temporaneo, dal Vicesindaco o Assessore anziano.

Art. 42

Ordine del giorno

1. L'elenco degli argomenti da trattare in ciascuna adunanza del Consiglio comunale ne costituisce l'ordine del giorno.

2. Spetta al Sindaco di stabilire, rettificare od integrare l'ordine del giorno con proprie autonome decisioni, salvo l'obbligo di iscrivere le proposte di cui al successivo quarto comma.

3. L'iniziativa delle proposte da iscrivere all'ordine del giorno spetta al Sindaco, alla Giunta ed ai consiglieri comunali.

4. Per le proposte di deliberazioni, mozioni ed interrogazioni presentate dai consiglieri comunali, si osserva quanto stabilito dagli artt. 27, 28 e 58 del presente regolamento (Rettificato delib. C.C. n. 26/2004).

5. Il referto dell'organo di revisione economico-finanziaria su gravi irregolarità rilevate sulla gestione E' iscritto dal Sindaco all'inizio dell'ordine del giorno dell'adunanza del Consiglio da tenersi entro 20 giorni (1) da quello della sua presentazione, salvo che la gravità dei fatti rende necessario che la riunione avvenga nei termini d'urgenza.

6. Gli argomenti sono indicati nell'ordine del giorno, pur con la necessaria concisione, con definizioni chiare e specifiche, tali da consentire ai consiglieri di individuare con certezza l'oggetto.

7. Sono elencati distintamente nell'ambito dell'ordine del giorno, sotto l'indicazione "seduta segreta", gli argomenti per i quali ricorrono le condizioni di cui all'art. 51. Tutti gli altri argomenti elencati sono trattati in seduta pubblica.

8. L'ordine del giorno E' inserito od allegato all'avviso di convocazione del quale costituisce parte integrante.

(1) - Art. 12, comma 9, dello Statuto.

Art. 43

Avviso di convocazione - consegna - modalità

1. L'avviso di convocazione del Consiglio con l'ordine del giorno deve essere consegnato al domicilio dei consiglieri, a mezzo di un messo comunale.

2. Il messo rimette alla Segreteria comunale la dichiarazione di avvenuta consegna, contenete l'indicazione del giorno e dell'ora in cui la stessa E' stata effettuata e la firma del ricevente. La dichiarazione di avvenuta consegna può avere forma di elenco-ricevuta, comprendente più destinatari, sul quale vengono apposte le firme dei riceventi e del messo. I documenti predetti sono consegnati a corredo degli atti dell'adunanza consiliare.

3. I consiglieri che non risiedono nel Comune devono designare, entro dieci giorni dalla proclamazione della elezione, un domiciliatario residente nel Comune indicando, con lettera indirizzata al Sindaco, il nominativo e l'indirizzo della persona alla quale devono essere consegnati gli avvisi di convocazione ed ogni altro atto pertinente alla carica, esonerando l'Amministrazione da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il domiciliatario non provveda a recapitare tempestivamente tali documenti (1).

4. Fino a quando non E' effettuata la designazione di cui al precedente comma, il Sindaco provvede a far spedire l'avviso di convocazione al domicilio anagrafico del consigliere, a mezzo di raccomandata postale con avviso di ricevimento, senza bisogno di osservare altri particolari formalità. La spedizione deve avvenire entro il termine previsto per la consegna dell'avviso al domicilio. Con tale spedizione si considera osservata, ad ogni effetto, l'obbligo di consegna dell'avviso di convocazione e rispettati i termini fissati dalla legge e dal regolamento (2).

(1) In conformità a quanto dispone l'art. 17, comma 6, dello Statuto.

(2) Vedi art. 17, comma 6, dello Statuto.

Art. 44

Avviso di convocazione - consegna - termini (1)

1. L'avviso di convocazione per le adunanze ordinarie deve essere consegnato ai consiglieri almeno cinque giorni interi e liberi prima di quello stabilito per la riunione.

2. Per le adunanze straordinarie la consegna dell'avviso deve avvenire almeno tre giorni interi e liberi prima di quello stabilito della riunione.

3. Per il computo dei giorni interi e liberi di cui al 1° e 2° comma si fa riferimento all'art. 12, comma 19, lettera a) e b), dello Statuto.

4. Nei termini di cui ai precedenti commi sono inclusi i giorni festivi ricorrenti per calendario.

5. Per le adunanze convocate d'urgenza, l'avviso deve essere consegnato almeno 24 ore prima di quella stabilita per la riunione.

6. Per le adunanze in seconda convocazione l'avviso deve essere consegnato almeno un giorno libero prima di quello nel quale E' indicata la riunione.

7. Nel caso che, dopo la consegna degli avvisi di convocazione, si debbano aggiungere all'ordine del giorno delle adunanze ordinarie e straordinarie, argomenti urgenti o sopravvenuti, occorre darne avviso scritto ai consiglieri almeno 24 ore prima della riunione, comunicando l'oggetto degli argomenti aggiunti.

8. I motivi dell'urgenza delle convocazioni di al comma 4 e dei provvedimenti aggiunti all'ordine del giorno di cui al comma 6° possono essere sindacati dal Consiglio comunale, il quale può stabilire, a maggioranza dei presenti, che la loro trattazione sia rinviata ad altro giorno stabilito dal Consiglio stesso. L'avviso del rinvio viene comunicato soltanto ai consiglieri assenti all'adunanza nel momento in cui questo E' stato deciso.

9. L'eventuale ritardata consegna dell'avviso di convocazione E' sanata quando il consigliere interessato partecipa all'adunanza del Consiglio alla quale era stato invitato.

(1) Art. 12, comma 19, dello Statuto.

Art. 45

Ordine del giorno - pubblicato e diffuso

1. L'elenco degli argomenti da trattare nelle adunanze ordinarie, straordinarie e d'urgenza deve essere affisso all'Albo Pretorio del Comune rispettivamente nei cinque giorni, nei tre giorni e nelle 24 ore precedenti a quello stabilito per la prima adunanza sotto la responsabilità del Segretario Comunale.

2. L'avvenuta convocazione deve essere resa nota nel territorio comunale attraverso avvisi affissi nelle apposite bacheche.

3. L'elenco degli argomenti da trattare nelle riunioni convocate d'urgenza e quelli relativi ad argomenti aggiunti all'ordine del giorno delle adunanze ordinarie e straordinarie, sono pubblicati all'Albo Comunale almeno 24 ore prima della riunione.

4. Entro i termini previsti per la consegna ai consiglieri comunali, copia dell'avviso di convocazione e dell'ordine del giorno delle adunanze, inclusi quelli aggiuntivi, viene inviata, a cura della Segreteria comunale, assicurandone il tempestivo recapito:

- al Collegio dei Revisori dei conti in adempimento dell'obbligo previsto dal 2° comma dell'art. 239 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267;

- al Difensore Civico;

- agli organismi di partecipazione popolare previsti dallo Statuto e dall'apposito regolamento;

- ai Responsabili degli Uffici e Servizi comunali;

- agli organi di informazione (stampa e radiotelevisione) che hanno sede od uffici di corrispondenza nel Comune;

Il Sindaco, per le adunanze nelle quali saranno trattati argomenti di particolare importanza per la comunità, può disporre la pubblicazione di manifesti per far noto il giorno e l'ora di convocazione del Consiglio e gli argomenti, fra quelli iscritti all'ordine del giorno, ai quali viene attribuita speciale rilevanza.

 

CAPO II

ORDINAMENTO DELLE ADUNANZE

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Art. 46

Deposito degli atti

1. La documentazione relativa agli argomenti iscritti all'ordine del giorno deve essere messa a disposizione dei Consiglieri comunali due giorni prima della seduta, in caso di sessione ordinaria, un giorno prima in caso di sessione straordinaria e dodici ore prima in caso di urgenza (1).

2. L'orario di consultazione E' fissato nell'orario d'ufficio. Nessuna proposta può essere sottoposta a deliberazione definitiva del Consiglio se non E' stata depositata entro i termini di cui all'art. 49 e, ove occorre, dell'attestazione di cui all'art. 153, 5° comma, del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, corredata di tutti i documenti necessari per consentire l'esame. I consiglieri hanno diritto di consultare gli atti d'ufficio richiamati o citati negli schemi di deliberazione depositati o comunque direttamente attinenti alle proposte depositate.

3. All'inizio della riunione le proposte ed i documenti devono essere depositati nella sala dell'adunanza e nel corso di essa ogni consigliere può consultarli.

4. Il regolamento di contabilità stabilisce il termine, non inferiore a 15 giorni anteriore alla riunione prevista per l'esame, entro il quale sono presentati dalla Giunta al Consiglio comunale, in apposita adunanza, gli schemi del bilancio annuale di previsione, della relazione revisionale e programmatica e del bilancio pluriennale, con gli allegati prescritti e la relazione dell'organo di revisione. Tali atti vengono, dal giorno della presentazione depositati a disposizione dei consiglieri i quali possono presentare al Presidente emendamenti entro il sesto giorno precedente quello dell'adunanza stabilita per l'esame dei bilanci. Il bilancio annuale di previsione, con tutti gli allegati, E' deliberato dal Consiglio comunale, entro il termine stabilito dal 3° comma dell'art. 174 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267.

5. Il regolamento di contabilità stabilisce il termine, non inferiore a venti giorni dalla data dell'adunanza del Consiglio stabilita per l'esame, entro il quale devono essere depositati a disposizione dei Consiglieri comunali, il rendiconto della gestione, gli allegati prescritti e la relazione dell'organo di revisione. Il rendiconto E' approvato dal Consiglio entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello al quale lo stesso si riferisce.

6. Del deposito del rendiconto E' data comunicazione ai consiglieri.

(1) Art. 12, comma 17, dello Statuto.

Art. 47

Adunanza di prima convocazione

1. Il Consiglio comunale, in prima convocazione, non può deliberare se non interviene la metà dei consiglieri assegnati al Comune, senza computare, a tal fine, il Sindaco.

2. L'adunanza si tiene all'ora fissata nell'avviso di convocazione. Il numero dei presenti viene accertato mediante l'appello nominale eseguito dal Segretario comunale ed i cui risultati sono annotati a verbale. Qualora i consiglieri non siano inizialmente presenti nel numero prescritto, il Presidente dispone che si rinnovi l'appello quando tale numero risulta raggiunto.

3. Nel caso in cui trascorsa un ora da quella fissata nell'avviso di convocazione ed eseguito l'appello sia constatato la mancanza del numero dei consiglieri necessari per validamente deliberare, il Presidente ne fa prendere atto al verbale e dichiara deserta l'adunanza (1).

4. Dopo l'appello effettuato all'inizio dell'adunanza si presume la presenza in aula del numero dei consiglieri richiesto per la legalità della riunione. I consiglieri che entrano o che si assentano dall'adunanza dopo l'appello sono tenuti a darne avviso al Segretario comunale il quale, quando in base a tali comunicazioni accerta che i presenti sono in numero inferiore a quello previsto dal 1° comma, avverte il Presidente che può far richiamare in aula i consiglieri momentaneamente assentatisi e, se ne ravvisa la necessità, disporre la ripetizione dell'appello. Nel caso che dall'appello risulti che il numero dei consiglieri E' inferiore a quello necessario, il Presidente dispone la sospensione temporanea dell'adunanza, a sua discrezione fino a 15 minuti, dopo la quale viene effettuato un nuovo appello dei presenti. Ove dallo stesso risulti che il numero dei presenti E' tuttora inferiore a quello prescritto per la validità dell'adunanza, questa viene dichiarata deserta per gli argomenti a quel momento rimasti da trattare. Da ciò viene preso atto a verbale, indicando il numero dei consiglieri presenti al momento della chiusura della riunione.

5. I consiglieri che escono dalla sala prima della votazione non si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza.

(1) Art. 16, comma 4, dello Statuto.

Art. 48

Adunanza di seconda convocazione

1. L'adunanza di seconda convocazione fa seguito, in giorno diverso, per ogni argomento iscritto all'ordine del giorno, ad altra riunione andata deserta per mancanza di numero legale qualora l'avviso di convocazione rechi la data di tale seconda convocazione.

2. L'adunanza che segue ad una prima iniziata con la presenza del numero legale dei consiglieri ed interrotta nel suo corso per essere venuto meno il numero minimo dei presenti, E' pure essa di seconda convocazione per gli affari rimasti da trattare nella prima purché l'avviso di convocazione rechi la data di tale seconda convocazione (1).

3. Nelle adunanze di seconda convocazione non possono essere discussi e deliberati gli argomenti da trattare se non vi sia la partecipazione di almeno la metà dei consiglieri assegnati al Comune, escluso il Sindaco (2).

4. Il giorno e l'ora della seduta di seconda convocazione sono stabiliti dal Sindaco. La convocazione viene effettuata con avvisi scritti la cui consegna ha luogo con le modalità previste per la 1a convocazione e nel termine di cui al 6° comma dell'art. 44 del presente regolamento.

5. Quando l'avviso spedito per la 1a convocazione stabilisce anche il giorno e l'ora per la seconda, in caso che essa si renda necessaria, il Sindaco E' tenuto a rinviare l'invito per la stessa ai soli consiglieri che non sono intervenuti alla 1a convocazione o che sono risultati assenti al momento in cui tale seduta, legalmente costituitasi, fu dichiarata deserta. Tali avvisi debbono essere consegnati almeno 24 ore prima di quella fissata per la 2a convocazione.

6. Trascorsa un'ora da quella fissata per l'inizio della seduta di 2a convocazione e dove manchi il numero minimo previsto per renderla valida, essa viene dichiarata deserta.

7. Quando l'urgenza lo richiede, all'ordine del giorno di un'adunanza di 2a convocazione possono essere aggiunti argomenti non compresi nell'ordine del giorno di quella di 1a convocazione andata deserta.

8. Tali argomenti debbono essere iscritti e trattati nella riunione dopo quelli di 2a convocazione e, per essi, la seduta ha il carattere e richiede le presenze previste per la 1a convocazione. L'aggiunta di tali argomenti deve essere resa nota a tutti i consiglieri con avviso da inviarsi almeno 24 ore prima dell'adunanza. In questo caso può essere richiesto il rinvio della loro trattazione in conformità a quanto stabilito dall'art. 44, comma8, del presente regolamento.

9. Nel caso di argomenti rinviati dal Consiglio per la trattazione in una seduta successiva oppure di seduta che segue ad altra che fu volontariamente interrotta per motivi diversi dalla mancanza di numero legale dei presenti, la nuova adunanza mantiene il carattere di "1a convocazione".

(1) Art. 12, comma 11, dello Statuto.

(2) Art. 12, comma 13, dello Statuto.

Art. 49

Partecipazione dell'Assessore non consigliere

1. L'assessore non consigliere di cui al quarto comma dell'art. 47 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267 ed allo Statuto, partecipa alle adunanze del Consiglio comunale con funzione di relazione e diritto di intervento, ma senza diritto di voto (1).

2. La sua partecipazione alle adunanze del Consiglio comunale non E' computata ai fini della determinazione delle presenze necessarie per la legalità della seduta e delle maggioranze per la votazione.

(1) Art. 16, comma 9, dello Statuto.

 

CAPO III

PUBBLICITà DELLE ADUNANZE

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Art. 50

Adunanze pubbliche

1. Le adunanze del Consiglio comunale sono pubbliche, salvo quanto stabilito dall'art. 51.

2. Nell'apposito spazio riservato al pubblico, chiunque può assistere alle adunanze.

Art. 51

Adunanze segrete

1. L'adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento della capacità, moralità, correttezza o sono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone.

2. Gli argomenti da esaminare in seduta segreta sono precisati nell'ordine del giorno dell'adunanza.

3. Quando nella discussione di un argomento in seduta pubblica siano introdotte valutazioni sulla moralità, correttezza, capacità e comportamento di persone, il Presidente invita i consiglieri a chiudere senza ulteriori interventi. Il Consiglio, su proposta motivata di almeno tre consiglieri può deliberare, a maggioranza di voti, il passaggio in seduta segreta per continuare il dibattito. Il Presidente, prima di autorizzare la ripresa dei lavori, dispone che le persone estranee al Consiglio, escluse quelle di cui al successivo comma, escano dall'aula.

4. Durante le adunanze segrete possono restare in aula i componenti del Consiglio ed il Segretario comunale, vincolati al segreto d'ufficio.

Art. 52

Adunanze "aperte"

1. Quando si verificano le particolari condizioni previste dallo Statuto o rilevanti motivi di interesse della comunità lo fanno ritenere necessario il Presidente, può convocare l'adunanza "aperta" del Consiglio comunale, nella sua sede abituale od anche nei luoghi particolari previsti dall'art. 4, comma 3, del presente regolamento.

2. Tali adunanze hanno carattere straordinario ed alle stesse, con i consiglieri comunali, possono essere invitati parlamentari, rappresentanti della regione, della provincia, di altri Comuni, degli organismi di partecipazione popolare e delle associazioni sociali, politiche e sindacali interessate ai temi da discutere.

3. In tali particolari adunanze il Presidente, garantendo la piena libertà di espressione dei membri del Consiglio comunale, consente anche interventi dei rappresentanti come sopra invitati, di sostegno e illustrano al Consiglio comunale gli orientamenti degli Enti e delle parti sociali rappresentate.

4. Durante le adunanze "aperte" del Consiglio comunale non possono essere adottate deliberazioni od assunti impegni di spesa, anche di massima, a carico del bilancio comunale.

 

CAPO IV

DISCIPLINA DELLE ADUNANZE

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Art. 53

Ordine durante le sedute

1. Al Sindaco spetta il mantenimento dell'ordine durante le sedute.

2. La forza pubblica non può entrare nella sala delle riunioni, se non per ordine del Sindaco.

3. Il Sindaco può disporre che i Vigili Urbani o altri agenti del servizio d'ordine, assistano alle sedute consiliari prendendo posto tra il pubblico senza entrare nell'emiciclo riservato ai consiglieri comunali, a meno che il Sindaco non lo richieda espressamente.

Art. 54

Comportamento dei Consiglieri

1. Nella discussione degli argomenti i consiglieri comunali hanno il più ampio diritto di esprimere apprezzamenti, critiche, rilievi e censure, ma essi devono riguardare atteggiamenti, opinioni o comportamenti politico-amministrativi.

2. Tale diritto E' esercitato escludendo qualsiasi riferimento alla vita privata e alle qualità personali di alcuno e va in ogni caso contenuto entro i limiti dell'educazione, della prudenza e del civile rispetto. Non E' consentito fare imputazioni di mala intenzione, che possano offendere l'onorabilità di persone.

3. Debbono essere evitate le discussioni ed i dialoghi fra i consiglieri. Ove essi avvengano, il Presidente deve intervenire togliendo la parola a tutti coloro che hanno dato origine al dialogo, mantenendola al consigliere iscritto a parlare.

4. Solo al Presidente E' permesso di interrompere chi sta parlando, per richiamo al regolamento od ai termini di durata degli interventi dallo stesso stabiliti.

5. Ogni intervento deve riguardare unicamente la proposta in discussione. In caso contrario il Presidente richiama all'ordine il Consigliere e, ove lo stesso persista nel divagare, gli inibisce di continuare a parlare.

6. Nessun intervento, quando sia contenuto nei limiti fissati dal regolamento, può essere interrotto per la sua continuazione nell'adunanza successiva.

Art. 55

Sanzioni disciplinari

1. Nessun consigliere può intervenire nel dibattito se prima non abbia chiesto ed ottenuto la parola dal Sindaco.

2. Se un consigliere turba, con il suo comportamento, la discussione e l'ordine della seduta ovvero pronuncia parole sconvenienti o lede i principi affermati nei precedenti commi, il Sindaco lo richiama formalmente e può disporre l'iscrizione a verbale del richiamo. Il consigliere richiamato può fornire spiegazioni al Consiglio alla fine della seduta. In conseguenza di ciò, il Sindaco può disporre, a suo insindacabile giudizio, la revoca del richiamo.

3. Dopo un ulteriore richiamo formale avvenuto nel corso della medesima seduta, il Sindaco può proporre al Consiglio la espulsione del consigliere richiamato dall'aula per tutto il tempo della seduta. La proposta viene messa ai voti senza discussione. Se, dopo la decisione consiliare, il consigliere non abbandona l'aula, il Sindaco, sospesa temporaneamente la seduta, ordina che il consigliere sia espulso avvalendosi, ove del caso, dell'opera degli agenti della Forza Pubblica.

4. Indipendentemente dal richiamo, il Sindaco può espellere dall'aula e quindi dai lavori un consigliere che provochi tumulti o disordini o si renda responsabile di atti oltraggiosi o passi alle vie di fatto, avvalendosi, anche in questo caso, dell'opera degli agenti della Forza Pubblica.

Art. 56

Comportamento del pubblico

1. Il pubblico che assiste alle adunanze del Consiglio deve restare nell'apposto spazio allo stesso riservato, tenere un comportamento corretto, attenersi da ogni manifestazione di assenso o dissenso dalle opinioni espresse dai consiglieri o dalle decisioni adottate dal Consiglio.

2. Non E' consentito l'esposizione di cartelli, striscioni e l'uso di qualsiasi altro mezzo che interferisca con l'esercizio delle funzioni del Consigliere o rechi disturbo allo stesso.

3. I poteri per il mantenimento dell'ordine nella parte della sala destinata al pubblico spettano discrezionalmente al Presidente, che li esercita avvalendosi, ove occorra, dell'opera dei Vigili Urbani. A tal fine due di essi sono sempre comandati di servizio per le adunanze del Consiglio comunale, alle dirette dipendenze del Presidente.

4. La forza pubblica può assistere ai lavori consiliari.

5. Quando da parte di persone che assistono all'adunanza viene arrecato turbamento ai lavori della stessa o al pubblico presente, il Presidente, dopo averle verbalmente diffidate a tenere un comportamento a quanto stabilito dal 1° comma, può ordinare l'allontanamento dalla sala fino al termine dell'adunanza.

6. Quando nella sala delle adunanza si verificano disordini e risultano vani i richiami del Presidente, egli abbandona il seggio, dopo aver dichiarato sospesa la riunione fino a quando non riprenderà il suo posto. Se alla ripresa dell'adunanza i disordini proseguono, il Presidente la dichiara interrotta. Il Consiglio sarà riconvocato, con le modalità stabilite dal regolamento, per il completamento dei lavori.

Art. 57

Ammissione di funzionari e consulenti in aula

1. Il Presidente, qualora le esigenze lo richiedono, può invitare nella sala i funzionari comunali perché effettuino relazioni o diano informazioni e quant'altro risulti necessario.

2. Possono essere altresì invitati consulenti e professionisti incaricati di progettazioni e studi per conto dell'amministrazione, per fornire illustrazioni e richiami.

3. Effettuate le comunicazioni e risposto ad eventuali quesiti rivolti dal Presidente o dai consiglieri, i predetti funzionari e consulenti vengono congedati e lasciano l'aula, restando a disposizione se in tal senso richiesti.

 

CAPO V

ORDINE DEI LAVORI

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Art. 58

Comunicazioni - interrogazioni

1. All'inizio dell'adunanza, concluse le formalità preliminari, il Presidente effettua eventuali comunicazioni proprie e della Giunta sull'attività del Comune e su fatti ed avvenimenti di particolare interesse per la comunità.

2. Dopo l'intervento del Presidente, un consigliere per ciascun gruppo può effettuare comunicazioni su argomenti compresi fra quelli indicati al precedente comma.

3. Le comunicazioni devono essere contenute, da parte del Presidente e dei consiglieri che intervengono, in un tempo non superiore a cinque minuti.

4. Sulle comunicazioni può intervenire, per associarsi o dissentire, un consigliere per ciascun gruppo, per un tempo non superiore a tre minuti.

5. La trattazione delle interrogazioni avviene esclusivamente nelle adunanze straordinarie, nella parte iniziale della seduta pubblica, dopo le comunicazioni. (Refficato con delibera C.C. n. 26/2004).

6. L'esame delle interrogazioni viene effettuato nell'ordine cronologico di presentazione nel quale sono iscritte all'ordine del giorno dell'adunanza. Se il consigliere proponente non E' presente al momento in cui deve illustrare la sua interrogazione, questa s'intende ritirata, salvo che il presentatore non ne abbia chiesto il rinvio al altra adunanza.

7. L'interrogazione E' sinteticamente illustrata al Consiglio dal presentatore, con riferimento al testo della stessa depositato, entro i termini prescritti per tutti gli argomenti, negli atti dell'adunanza. Conclusa l'illustrazione, il Presidente può dare direttamente risposta alla interrogazione o demandare all'Assessore incaricato di provvedervi. L'illustrazione e la risposta devono essere contenute complessivamente nel tempo di dieci minuti.

8. Alla risposta può replicare solo il consigliere interrogante, per dichiarare se sia soddisfatto o meno e per quali ragioni, contenendo il suo intervento entro il tempo di tre minuti. Alla replica del consigliere può seguire, a chiusura, un breve intervento del Presidente o dell'Assessore.

9. Nel caso che l'interrogazione sia stata presentata da più consiglieri il diritto di illustrazione e di replica spetta ad uno solo di essi, di regola al primo firmatario.

10. Le interrogazioni relative a fatti strettamente connessi tra loro vengono trattate contemporaneamente.

11. Le interrogazioni riguardanti un particolare argomento iscritto all'ordine del giorno della seduta, sono discusse al momento della trattazione dell'argomento al quale si riferiscono.

12. Esaurita la trattazione delle interrogazioni iscritte all'ordine del giorno, entro il termine complessivo di tempo di cui al successivo comma, i consiglieri possono presentare interrogazioni urgenti, dandone lettura al Consiglio e depositandone il testo presso la presidenza. Il Presidente o l'Assessore incaricato, ove dispongano degli elementi necessari, provvedono a dare risposta all'interrogante. Nel caso che non sussistano le condizioni per dare immediatamente risposta, il Presidente assicura il consigliere interrogante che la stessa gli sarà inviata entro dieci giorni successivi all'adunanza o al prossimo Consiglio comunale.

13. Trascorsa un'ora dall'inizio delle comunicazioni e della trattazione delle interrogazioni, il Presidente fa concludere la discussione di quella che E' a quel momento in esame e rinvia le altre eventualmente rimaste da trattare alla successiva seduta del Consiglio comunale.

14. Nelle adunanze nelle quali vengono discussi lo Statuto, il bilancio preventivo, il rendiconto, il piano regolatore e le sue varianti generali, non E' iscritta all'ordine del giorno la trattazione delle interrogazioni.

15. Quando i consiglieri proponenti richiedono risposta scritta, la stessa viene data dal Sindaco entro dieci giorni dalla richiesta e l'interrogazione non viene iscritta all'ordine del giorno del Consiglio.

16. Se i consiglieri interrogati non richiedono espressamente l'iscrizione dell'interrogazione all'ordine del giorno del Consiglio comunale, si intende che per la stessa E' richiesta risposta scritta.

Art. 59

Ordine di trattazione degli argomenti

1. Il Consiglio comunale, concluse le comunicazioni e le trattazioni delle interrogazioni, procede all'esame degli argomenti secondo l'ordine del giorno. L'ordine di trattazione degli argomenti può essere modificato per decisione del Presidente o su richiesta di un consigliere, qualora nessuno dei membri del Consiglio si opponga. Nel caso di opposizione, decide il Consiglio con votazione a maggioranza, senza discussione.

2. Il Consiglio non può decidere né deliberare su argomenti che non risultano iscritti all'ordine del giorno della seduta, salvo quanto stabilito dai commi seguenti.

3. Per le proposte che abbiano per fine di provocare una manifestazione degli orientamenti e delle opinioni del Consiglio, e sempre che esse non impegnino il bilancio comunale, né modifichino norme di funzionamento dei servizi ed attività del Comune, non E' necessaria la preventiva iscrizione all'ordine del giorno. Sono presentate in sede di comunicazioni e discusse entro i termini di tempo previsti dal 13° comma precedente articolo. Se non rientrano entro tali termini la loro trattazione viene rinviata alla seduta successiva ed E' iscritta nel relativo ordine del giorno.

4. Non E' necessario la preventiva iscrizione di una proposta incidentale, quand'essa venga presentata nel corso della discussione della proposta principale.

5. Il Presidente può fare, nel corso della seduta, comunicazioni estranee agli argomenti dell'ordine del giorno, quando riguardino fatti di particolare importanza sopravvenuti o dei quali abbia avuto notizia a seduta iniziata.

Art. 60

Discussione - norme generali

1. Il relatore delle proposte di deliberazione e di altri argomenti iscritti all'ordine del giorno per iniziativa del Sindaco o su proposta della Giunta E' lo stesso Sindaco o l'Assessore da lui incaricato. Relatore delle proposte effettuate dai consiglieri sono i proponenti.

2. Terminata l'illustrazione di un argomento da parte del relatore, il Presidente dà, nell'ordine, la parola a coloro che hanno chiesto di intervenire, disponendo, per quanto possibile, che si alternino consiglieri che appartengono a gruppi diversi. Quando, dopo che il Presidente ha invitato i Consiglieri alla discussione, nessuno domanda la parola, la proposta viene messa in votazione.

3. Nella trattazione dello stesso argomento ciascun consigliere capogruppo, o il consigliere dallo stesso incaricato di intervenire per il gruppo, può parlare per due volte, per rispondere all'intervento di replica del Presidente o del relatore.

4. Gli altri consiglieri possono intervenire nella stessa discussione, per non più di tre minuti complessivi ciascuno.

5. Il Presidente o il relatore replicano in forma concisa agli interventi, associando quelli che hanno avuto lo stesso oggetto o motivazione, nel tempo richiesto dalla loro natura e numero.

6. Il Presidente, dopo che su un argomento hanno parlato tutti i consiglieri che hanno fatto richiesta, avvenuta la replica sua o del relatore e le contro repliche, dichiara chiusa la discussione.

7. Il Consiglio, su proposta del Presidente può dichiarare, a maggioranza, la chiusura della discussione, quando, pur essendovi altre richieste di intervento, ritenga che essa abbia carattere pretestuoso o dilatorio, dato che l'argomento E' stato sufficientemente dibattuto. Ciò può avvenire solo quando sia intervenuto almeno un consigliere per ciascun gruppo, in modo che sia stato possibile conoscere l'opinione di tutti i gruppi, salvo che alcuni di essi dichiarino di rinunciare.

8. Dichiarata chiusa la discussione, la parola può essere concessa, per la dichiarazione di voto, ad un solo consigliere per ogni gruppo e per la durata non superiore, per gruppo, a tre minuti. Qualora uno o più consiglieri di un gruppo dissentano dalla posizione dichiarata dal capogruppo, hanno diritto anch'essi di intervenire, precisando la loro posizione nel richiedere la parola. I loro interventi devono essere contenuti entro il limite di tempo sopra stabilito.

9. I termini di tempo previsti dai commi precedenti sono raddoppiati per le discussioni generali relativi allo Statuto, al bilancio preventivo, al rendiconto, ai regolamenti ed ai piani regolatori e loro varianti generali.

Art. 61

Questione pregiudiziale o sospensiva

1. La questione pregiudiziale si ha quando viene richiesto che un argomento non sia discusso, precisandone i motivi. La questione pregiudiziale può essere posta anche prima della votazione della deliberazione, proponendo il ritiro.

2. La questione sospensiva si ha quando viene richiesto il rinvio della trattazione dell'argomento ad altra adunanza, precisandone i motivi. Può essere posta anche prima della votazione della deliberazione, richiedendo che la stessa sia rinviata ad altra riunione.

3. Le questioni pregiudiziali o sospensive poste prima dell'inizio della discussione di merito vengono esaminate e poste in votazione prima di procedere all'esame dell'argomento cui si riferiscono. Sulle relative proposte può parlare, oltre al proponente, o ad uno di essi, nel caso che la proposta sia stata presentata da più consiglieri, un consigliere per ciascun gruppo, per non oltre tre minuti. Il Consiglio decide a maggioranza dei presenti, con votazione palese.

Art. 62

Fatto personale

1. Costituisce "fatto personale" l'essere attaccato sulla propria condotta o sentirsi attribuire fatti ritenuti non veri od opinioni e dichiarazioni diverse da quelle espresse.

2. Il consigliere che domanda la parola per fatto personale deve precisarne i motivi; il Presidente decide se il fatto sussiste o meno. Se il consigliere insiste anche dopo la pronuncia negativa del Presidente decide il Consiglio senza discussione, con votazione palese.

3. Possono rispondere a chi ha preso la parola per fatto personale unicamente il consigliere o i consiglieri che lo hanno provocato. Gli interventi sul fatto personale non possono durare, nel loro complesso, per più di cinque minuti.

4. Qualora nel corso della discussione un consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua onorabilità, può chiedere al Presidente di far nominare dal Consiglio, nel suo interno, una commissione composta da tre membri che indaghi e riferisca sulla fondatezza dell'accusa.

5. La Commissione riferisce per iscritto entro il termine assegnatole.

6. Il Consiglio prende atto delle conclusioni della commissione, senza votazione.

Art. 63

Verifica numero legale

1. In qualsiasi momento nel corso della seduta, si procede alla verifica del numero legale anche a richiesta di un solo consigliere.

2. Il Sindaco, ove accerti la mancanza del numero legale, sospende la seduta sino a quando non sia presente in aula almeno la metà del numero dei consiglieri assegnati al Comune. Se ciò non avviene entro trenta minuti dalla sospensione, scioglie la seduta.

 

CAPO VI

PARTECIPAZIONE DEL SEGRETARIO COMUNALE - IL VERBALE

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Art. 64

La partecipazione del Segretario all'adunanza

1. Il Segretario comunale partecipa all'adunanza del Consiglio ed esercita le sue funzioni richiedendo al Presidente di intervenire per fornire informazioni e chiarimenti al fine di facilitare l'esame dell'argomento in discussione.

Art. 65

Il verbale dell'adunanza - redazione e firma

1. Il verbale delle adunanze E' l'atto pubblico che documenta la volontà espressa, attraverso le deliberazioni adottate dal Consiglio comunale.

2. Alla sua redazione viene provveduto, secondo quanto stabilito dallo Statuto, dal Segretario comunale.

3. Il verbale costituisce il fedele resoconto dell'andamento della seduta consiliare e riporta i motivi principali delle discussioni, il testo integrale delle deliberazioni ed il numero dei voti favorevoli, contrari ed astenuti su ogni proposta. Da esso deve risultare quando la seduta abbia avuto luogo in forma segreta e se la votazione E' avvenuta a scrutinio segreto.

4. Gli interventi e le dichiarazioni che vengono fatti dai consiglieri nel corso delle discussioni sono riportati esprimendo sinteticamente, con la massima chiarezza e completezza possibile, i concetti espressi da ciascun oratore. Quando gli interessati ne facciano richiesta al Presidente, i loro interventi vengono riportati integralmente a verbale, purché il relativo testo scritto sia fatto pervenire al Segretario prima della sua lettura al Consiglio.

5. Eventuali ingiurie, allusioni o dichiarazioni offensive o diffamatorie non debbono essere riportate a verbale ed il Segretario comunale provvede ad escluderle. Soltanto quando il consigliere che si ritiene offeso ne faccia richiesta scritta, nel corso dell'adunanza, le stesse sono, in modo conciso, iscritte a verbale.

6. Il verbale della seduta E' redatto in modo da contenere la sintesi della discussione, senza scendere in particolari che possono recar danno alle persone, salvo i casi nei quali si debbono esprimere necessariamente giudizi sul loro operato.

7. Quando siano discussi problemi che riguardano interessi patrimoniali del Comune, il verbale deve essere compilato in modo da non compromettere gli interessi stessi rispetto ai terzi.

8. Il verbale delle adunanze E' firmato dal presidente dell'adunanza, dal Consigliere Anziano e dal Segretario comunale.

Art. 66

Verbale - deposito - rettifica - approvazione

1. Il verbale viene depositato a disposizione dei consiglieri nei termini previsti dall'art. 46, unitamente agli atti relativi agli argomenti iscritti al Consiglio successivo alla sua pubblicazione.

2. All'inizio della riunione il Presidente chiede al Consiglio se vi siano osservazioni sul verbale depositato.

3. Quando un consigliere lo richiede, il Segretario comunale provvede alla lettura della parte del verbale per la quale lo stesso intende richiedere modifiche o integrazioni. Tali richieste devono essere effettuate proponendo, per iscritto, quanto si intenda che sia cancellato o inserito nel verbale.

4. Nel formulare le proposte di rettifica non E' ammesso rientrare in alcun modo nella discussione del merito dell'argomento. Il Presidente interpella il Consiglio per conoscere se vi siano opposizioni alla rettifica proposta. Se nessuno chiede di intervenire, la proposta si intende approvata. Se vengono manifestate contrarietà possono parlare un consigliere a favore ed uno contro la proposta; ciascuno per non più di tre minuti. Dopo tali interventi, il Presidente pone in votazione, per alzata di mano, la proposta relativa.

5. Delle proposte di rettifica approvate si prende atto nel verbale della adunanza in corso e della modifica si fa richiamo, mediante annotazione a margine o in calce, nel verbale dell'adunanza cui si riferisce la rettifica. Tali annotazioni sono autenticate dalla firma del Segretario comunale con l'indicazione della data dell'adunanza nella quale le rettifiche sono state approvate.

6. I registri dei processi verbali delle sedute del Consiglio comunale sono depositati nell'archivio comunale a cura del Segretario comunale.

7. Il rilascio di copie, estratti e certificazioni desunti dai predetti registri E' disposto dal Segretario comunale.

 

TITOLO IV

ESERCIZIO DELLE FUNZIONI DI INDIRIZZO E DI

CONTROLLO POLITICO-AMMINISTRATIVO

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CAPO I

FUNZIONI DI INDIRIZZO POLITICO-AMMINISTRATIVO

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Art. 67

Criteri e modalità

1. Il Consiglio comunale definisce i propri indirizzi politico-amministrativo secondo i principi affermati dallo statuto, stabilendo la programmazione generale dell'ente ed adottando gli atti fondamentali che ne guidano l'attività, con particolare riguardo:

a) agli atti che determinano il quadro istituzionale comunale, comprendente lo statuto, i regolamenti per il funzionamento degli organi elettivi e degli istituti di partecipazione popolare, gli orientamenti del decentramento, gli organismi costituiti per la gestione dei servizi, le forme associative e di collaborazione con altri soggetti;

b) agli atti diretti all'istituzione ed orientamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote; alla disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e servizi;

c) agli atti di programmazione finanziaria annuale e pluriennale, bilanci, programmi di opere pubbliche e paini d'investimento; agli atti che incidono sulla consistenza del patrimonio immobiliare dell'ente e sulla definizione degli indirizzi per la sua utilizzazione e gestione;

2. Il Consiglio, con gli atti di programmazione operativa e finanziaria annuale e pluriennale definisce gli obiettivi da realizzare e indica i tempi per il loro conseguimento.

3. Il Consiglio può stabilire, con gli atti fondamentali approvati, criteri-guida per la loro concreta attuazione ed adottare risoluzioni per promuovere, indirizzare, sollecitare l'attività degli altri organi elettivi e dell'operato dell'organizzazione, per l'attuazione dei programmi approvato con il bilancio.

4. Il Consiglio può esprimere indirizzi per l'adozione da parte della Giunta di provvedimenti dei quali i revisori dei conti abbiano segnalato la necessità per esigenze di carattere finanziario o patrimoniale, concernenti la gestione delle attività comunali.

 

CAPO II

FUNZIONI DI CONTROLLO POLITICO-AMMINISTRATIVO

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Art. 68

Criteri e modalità

1. Il Comune E' tenuto a rispettare, nelle variazioni al bilancio e durante la gestione il pareggio finanziario e gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti secondo le norme finanziarie stabilite dalla legge.

2. Qualora i dati della gestione facciano prevedere un disavanzo di amministrazione per squilibrio della gestione di competenza ovvero della gestione dei residui, sulla base della situazione aggiornata del bilancio trasmessa dalla Giunta trimestralmente al Consiglio ed al Collegio dei revisori e sulla base delle conseguenti osservazioni fatte pervenire dai Revisori stessi, spetta al Consiglio comunale adottare, entro il termine di legge, apposita deliberazione, con la quale siano previste le misure necessarie a ripristinare il pareggio, con l'intervento alla seduta consiliare della maggioranza dei membri del Consiglio e con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei votanti.

 

TITOLO V

LE DELIBERAZIONI

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CAPO I

COMPETENZA DEL CONSIGLIO

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Art. 69

La competenza esclusiva

1. Il Consiglio comunale ha competenza esclusiva per l'adozione degli atti deliberativi elencati nel secondo comma dell'art. 42 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, con i quali esercita le funzioni fondamentali per l'organizzazione e lo sviluppo della comunità e determina gli indirizzi della politica amministrativa dell'Ente.

2. Sono inoltre di competenza del Consiglio comunale gli atti ed i provvedimenti allo stesso attribuiti sia da altre disposizioni della legge suddetta, sia da leggi ad essa successive, nonché quelli relativi alle dichiarazioni di ineleggibilità ed incompatibilità dei consiglieri comunali, alla loro surrogazione ed alla supplenza nel corso di sospensioni di diritto.

3. Il Consiglio comunale non può delegare le funzioni allo stesso attribuite ad altri organi i quali non possono adottare, nemmeno in caso d'urgenza, provvedimenti nelle materie riservate dalla legge o dallo Statuto alla esclusiva competenza del Consiglio, salvo quanto previsto dal terzo comma dell'art. 42 del D. Lgs. 18/08/2000, n. 267, limitatamente alle variazioni di bilancio.

 

CAPO II

LE DELIBERAZIONI

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Art. 70

Forme e contenuti

1. L'atto deliberativo adottato dal Consiglio comunale deve contenere tutti gli elementi essenziali necessari affinché sia valido ed efficace. Tutti gli atti devono essere motivati.

2. Su ogni proposta deliberativa deve essere espresso il parere in ordine alla sola regolarità tecnica e contabile, rispettivamente dal responsabile del servizio interessato e di quello di ragioneria o, in loro assenza, dal Segretario.

3. I pareri devono essere inseriti nella deliberazione. Gli impegni di spesa, nei limiti della competenza consiliare, non possono essere assunti senza l'attestazione della copertura finanziaria da parte del responsabile del servizio finanziario.

4. Nel caso in cui l'ente non abbia responsabili dei servizi, il parere E' espresso dal Segretario comunale, in relazione alle sue competenze.

5. L'istruttoria della deliberazione E' effettuata dal Segretario comunale il quale cura che i pareri siano espressi in modo chiaro, univoco ed esauriente, assicurando al Consiglio comunale tutti gli elementi di valutazione necessari per assumere le decisioni che allo stesso competono.

6. Quando il testo della deliberazione proposto, depositato nei termini stabiliti dal regolamento, non viene emanato durante i lavori del Consiglio, esso E' sottoposto a votazione senza che ne sia data lettura, salvo che la stessa sia espressamente richiesta da un consigliere comunale, precisandone i motivi.

7. Il coordinamento tecnico dell'atto ha luogo nel corso del procedimento deliberativo. In sede di verbalizzazione possono essere effettuati, a cura del Segretario comunale, soltanto perfezionamenti di carattere meramente letterale.

8. Dei pareri obbligatori di altri enti ed uffici devono essere riportate le conclusioni e gli estremi nella parte narrativa dell'atto. Se i pareri non sono espressi nei termini previsti dall'art. 16 della legge 17/08/90, n. 241 o da altre disposizioni legislative o regolamentari, si prescinde da essi, facendone constatare nell'atto, riportandone gli estremi della richiesta presentata dal Comune e l'indicazione del tempo trascorso.

Art. 71

Approvazione - revoca - modifica

1. Il Consiglio comunale, approvandole, con le modalità di cui al successivo Capo III, adotta le deliberazioni secondo il testo originario od emendato, conforme allo schema proposto in votazione.

2. Il Consiglio comunale, secondo i principi dell'autotutela, ha il potere discrezionale per procedere alla revoca, modifica, integrazione e sostituzione delle proprie deliberazioni, in particolare quando si accertino o si presentino fatti e circostanze che non sono stati valutati al momento dell'adozione del provvedimento.

3. Nei provvedimenti del Consiglio comunale di cui al precedente comma deve esser fatta espressa menzione della volontà dell'organo di revocare, modificare, integrare o sostituire le deliberazione già adottata, richiamandone gli estremi.

4. Nei casi in cui gli atti con i quali si dispongono revoche, modifiche, integrazioni o sostituzioni di precedenti deliberazioni esecutive comportino, per effetto delle precedenti nel frattempo costituitesi od acquisite, danni a terzi, gli atti stessi prevedono gli interventi diretti a disciplinare i relativi rapporti.

 

CAPO III

LE VOTAZIONI

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Art. 72

Modalità generali

1. L'espressione del voto dei consiglieri comunali E' effettuato, normalmente, in forma palese.

2. Le votazioni in forma palese vengono effettuate con le modalità di cui ai successivi articoli 70 e 71.

3. Le votazioni in forma segreta sono effettuate quando siano prescritte espressamente dalla legge o dallo statuto e nei casi in cui il Consiglio deve esprimere, con il voto, l'apprezzamento e la valutazione delle qualità e dei comportamenti di persone.

4. Non si può procedere a votazioni di ballottaggio, salvo che la legge disponga diversamente.

5. La votazione non può aver luogo se al momento della stessa i consiglieri non sono presenti nel numero necessario per rendere legale l'adunanza e nei casi previsti dalla legge, dallo statuto e dal presente regolamento, per la legittimità della votazione stessa.

6. Su ogni argomento l'ordine delle votazioni E' il seguente:

a) la votazione sulla questione pregiudiziale si effettua prima di iniziare la trattazione dell'argomento o di adottare la deliberazione allo stesso relativa, a secondo del momento in cui la questione stessa viene sollevata;

b) le proposte di emendamento si votano nell'ordine di cui appresso:

- emendamenti soppressivi;

- emendamenti modificativi;

- emendamenti aggiuntivi;

c) per i provvedimenti composti di varie parti, commi od articoli, quando almeno un terzo dei consiglieri ha richiesto che siano votati per divisione, la votazione avviene su ciascuna parte della quale sia stata domandata la suddivisione, nell'ordine in cui le parti stesse costituiscono lo schema dell'atto deliberativo,

d) i provvedimenti per i quali sono stati approvati vengono conclusivamente votati nel testo definitivo, risultante dallo schema originano modificato in conformità a quanto in precedenza detto.

7. Ogni proposta di deliberazione comporta distinta votazione.

8. Per i regolamenti ed i bilanci le votazioni avvengono con le seguenti modalità:

a) per i regolamenti il Presidente invita i consiglieri a far conoscere su quali articoli essi presentano proposte di modifica o soppressione, formulate per iscritto. Discusse e votate tali proposte, il testo definitivo del regolamento viene posto in votazione nel suo complesso in forma palese;

b) per i bilanci avvenuta la discussione generale, si effettuano le votazioni sulle eventuali proposte di modifica di singoli contenuti, presentate dai consiglieri. Concluse tali votazioni vengono posti in votazione, congiuntamente, il bilancio annuale corredato della relazione previsionale e programmatica e del bilancio pluriennale e le altre determinazioni comprese nello schema di deliberazione proposto con le modificazioni, sia al bilancio che alla deliberazione, conseguenti all'approvazione preliminare di eventuali modifiche.

9. Quando E' iniziata la votazione non E' più consentito ad alcuno di effettuare interventi, fino alla proclamazione dei risultati. Sono consentiti solo brevissimi richiami alle modalità della votazione in corso.

Art. 73

Votazioni in forma palese

1. Nelle votazioni in forma palese i consiglieri votano per alzata di mano o per alzata o seduta. Spetta al Presidente indicare, prima dell'inizio della votazione, la modalità con la quale la stessa sarà effettuata.

2. Il Presidente pone ai voti il provvedimento proposto, invitando prima a votare coloro che sono favorevoli, dopo i contrari ed infine gli astenuti ed indica la loro posizione.

3. Controllato l'esito della votazione con la collaborazione del Segretario comunale, il Presidente ne proclama il risultato.

4. La votazione E' soggetta a controprova, se questa viene richiesta anche da un solo consigliere, purché immediatamente dopo la sua effettuazione. In tal caso assistono al controllo del risultato della votazione, su invito del Presidente, anche i consiglieri scrutatori.

5. I consiglieri che votano contro la deliberazione o si astengono e che intendono che la loro posizione risulti nominativamente a verbale, debbono dichiarare prima o immediatamente dopo l'espressione del voto o l'astensione.

Art. 74

Votazione per appello nominale

1. Alla votazione per appello nominale si procede quando E' prescritto dalla legge o dallo statuto od in tal senso si sia pronunciato il Consiglio, su proposta del Presidente o di almeno un quinto dei consiglieri.

2. Il Presidente precisa al Consiglio il significato del "sì", favorevole alla deliberazione proposta, e del "no" alla stessa contrario.

3. Il Segretario Comunale effettua l'appello, al quale i consiglieri rispondono ad alta voce ed il risultato della votazione E' riscontrato e riconosciuto dal Presidente, con l'assistenza degli scrutatori e del Segretario Comunale stesso.

4. Il voto espresso da ciascun consigliere nella votazione per appello nominale E' annotato a verbale.

Art. 75

Votazione segreta

1. La votazione mediante scrutinio segreto viene effettuata di norma a mezzo di schede.

2. Nella votazione a mezzo di schede si procede come appresso:

a) le schede sono predisposte dalla segreteria comunale, in bianco, uguali di colore e formato, prive di segni di riconoscimento e con l'apposizione del timbro comunale;

b) ciascun consigliere scrive nella scheda i nomi di coloro che intendono eleggere, nel numero indicato nello schema di deliberazione sottoposto al Consiglio.

3. I nominativi iscritti nello schema oltre al numero previsto si considerano come non scritta iniziando, nell'ordine, del primo in eccedenza

4. Quando la legge, gli statuti od i regolamenti stabiliscono che fra i nominativi deve osservi una rappresentanza predeterminata della maggioranza e della minoranza, e non siano precisate espressamente le norme che disciplinano reiezione, il Presidente stabilisce le modalità della votazione in modo da assicurare tali rappresentanze. Ciascun consigliere può essere invitato a votare un solo nome od un numero limitato di nominativi, restando eletti coloro che riportano il maggior numero di voti.

5. Coloro che votano scheda bianca sono computati come votanti.

6. I consiglieri che si astengono dalla votazione sono tenuti a comunicarlo al Presidente, affinché ne sia preso atto a verbale e non sono computati tra i votanti.

7. Terminata la votazione il Presidente, con l'assistenza degli scrutatori e del Segretario comunale, procede allo spoglio delle schede, al computo dei voti e comunica al Consiglio il risultato, proclamando coloro che sono stati eletti.

8. Il numero delle schede deve corrispondere al numero dei consiglieri votanti, costituito dai consiglieri presente meno i astenuti.

9. Nel caso di irregolarità e quando il numero dei votanti validi risulti diverso da quello dei votanti, il Presidente annulla la votazione e ne dispone l'immediata ripetizione

10. Il carattere "segreto" della votazione deve risultare dal verbale nel quale deve darsi atto che le operazioni di scrutinio sono state effettuate con l'assistenza dei consiglieri scrutatori.

Art. 76

Esito delle votazioni

1. Salvo che per i provvedimenti, espressamente previsti dalle leggi o dallo statuto, per i quali si richiede un "quorum" speciale di maggioranza di voti, ogni deliberazione del Consiglio comunale s'intende approvata quando abbia ottenuto il voto favorevole della maggioranza dei votanti, ossia un numero di voti a favore pari ad almeno la metà più uno dei votanti. Se il numero dei votanti E' dispari, la maggioranza assoluta E' data da un numero di voti favorevoli che, raddoppiato, dà un numero superiore di una unità al totale dei votanti.

2. I consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza, ma non nel numero dei votanti.

3. Le schede bianche o nulle si computano per determinare la maggioranza dei votanti.

4. In caso di parità di voti la proposta non E' approvata. La votazione infruttuosa per parità di voti non esaurisce l'argomento posto all'ordine del giorno e pertanto non preclude la rinnovazione del voto nella stessa adunanza.

5. Salvo i casi particolari espressamente previsti dalla legge o dallo statuto, una deliberazione non approvata alla seconda votazione o respinta alla prima non può, nella stessa adunanza, essere ulteriormente oggetto di discussione e di votazione. Può essere riproposta al Consiglio solo in una adunanza successiva.

6. Dopo l'annuncio dell'esito della votazione il Presidente conclude il suo intervento con la formula "il Consiglio ha approvato" oppure "il Consiglio non approva".

7. Nel verbale viene indicato esattamente il numero dei votanti favorevoli e contrari alla proposta e quello degli astenuti. Nella votazione con schede viene indicato il numero dei voti ottenuto da ciascun nominativo, inclusi i non eletti.

Art. 77

Deliberazioni immediatamente eseguibili

1. Nel caso di urgenza le deliberazioni del Consiglio comunale possono essere dichiarate immediatamente eseguibili con il voto espresso della maggioranza dei componenti.

2. La dichiarazione di immediata eseguibilità ha luogo dopo l'avvenuta approvazione della deliberazione, con votazione separata, espressa in forma palese.

 

TITOLO VI

IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

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CAPO I

IL SINDACO

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Art. 78

Elezione - entrata in carica

1. II Sindaco E' eletto dai cittadini a suffragio universale e diretto, secondo le disposizioni stabilite dalla legge (1).

2. Il Sindaco entra in carica all'atto della proclamazione della sua elezione ed E' immediatamente investito delle funzioni di capo dell'amministrazione.

3. Il Sindaco E' membro del Consiglio comunale che nella prima adunanza successiva all'elezione ne esamina, con quelle di tutti i consiglieri, le condizioni di eleggibilità alla carica secondo le leggi vigenti e ne convalida l'elezione.

4. La mancata convalida a seguito dell'accertamento da parte del Consiglio di una causa di ineleggibilità prevista dalla legge, determina la necessità del rinnovo della consultazione elettorale, per effetto del rapporto inscindibile che la legge ha instaurato fra il Sindaco ed il Consiglio.

5. Il Sindaco presta davanti al Consiglio, nella seduta di insediamento, il giuramento di osservare lealmente la Costituzione Italiana, in conformità al comma 11 dell'articolo 50 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

(1) Art. 5 dello Statuto.

Art. 79

Funzioni e poteri

1. Il Sindaco E' l'organo responsabile dell'amministrazione del Comune.

2. Nomina e revoca i componenti della Giunta comunale.

3. Convoca e presiede il Consiglio e la Giunta comunale.

4. Il Sindaco rappresenta il Comune e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici alla esecuzione degli atti.

5. Esercita le funzioni allo stesso attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti e sovrintende all'espletamento delle funzioni statali e regionali attribuite o delegate dal Comune.

6. Sulla base degli indirizzi stabiliti dal Consiglio, il Sindaco provvede alla nomina, alla designazione ed alla revoca dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende ed istituzioni, secondo quanto previsto dall'art. 83.

7. Il Sindaco nomina il segretario comunale e gli attribuisce le funzioni di direttore generale.

8. Nomina i responsabili degli uffici e dei servizi, attribuisce e definisce gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna, secondo le modalità ed i criteri stabiliti dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dallo statuto e dal regolamento comunale.

9. Coordina gli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici, secondo quanto stabilito dal settimo comma dell'art. 50 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dallo statuto e dai regolamenti.

10. Quale ufficiale di governo, sovrintende ai servizi di competenza statale ed adotta i provvedimenti contingibili ed urgenti secondo quanto stabilito dal comma 5 dell'art. 50 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Art. 80

Cessazione dalla carica - effetti

1. Il Sindaco cessa dalla carica nel caso di dimissioni, impedimento personale, rimozione, decadenza o decesso.

2. Le dimissioni presentate dal Sindaco diventano irrevocabili e producono gli effetti di cui al primo comma trascorso il termine di venti giorni dalla loro presentazione al Consiglio.

3. Verificandosi le condizioni di cui al primo comma la Giunta decade e viene provveduto allo scioglimento del Consiglio. Il Consiglio e la Giunta rimangono in carica fino all'elezione del nuovo Consiglio e del nuovo Sindaco. Fino alle elezioni le funzioni del Sindaco sono svolte dal vice Sindaco e salvo nel caso di dimissioni, da un commissario.

4. Il Sindaco e la Giunta cessano dalla carica nel caso di scioglimento del Consiglio comunale a seguito dell'approvazione della mozione di sfiducia di cui al successivo art. 85.

Art. 81

Sospensione dalla carica - sostituzione

1. I1 Sindaco E' sospeso di diritto dalla carica e dalle funzioni verificandosi una delle condizioni previste dall'art. 59 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

2. Il vice Sindaco sostituisce il Sindaco per tutta la durata della sospensione.

3. Qualora si verifichino le condizioni che comportano la decadenza dalla carica del Sindaco, la stessa produce gli effetti di cui al terzo comma dell'art. 38 dello Statuto.

 

CAPO II

LA GIUNTA COMUNALE

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Art. 82

Nomina - comunicazione al Consiglio con gli indirizzi generali di governo

1. Il Sindaco nomina i componenti della Giunta comunale, tra cui un vice Sindaco, nel numero stabilito dallo statuto, entro i limiti fissati dalla legge.

2. Il provvedimento di nomina E' notificato agli interessati che ne restituiscono copia con la dichiarazione di accettazione della carica, con firma autenticata dal Segretario comunale.

3. In conformità a quanto previsto dallo statuto, possono essere nominati assessori persone non facenti parte del Consiglio, in possesso dei requisiti di compatibilità e di eleggibilità alla carica di consigliere comunale. Gli stessi, con l'atto di cui al precedente comma, dichiarano l'accettazione della carica e di essere in possesso dei predetti requisiti di compatibilità e di eleggibilità. Se successivamente alla nomina vengono sollevate eccezioni di ineleggibilità o di incompatibilità si applicano le disposizioni stabilite dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

4. Non possono far parte della Giunta comunale il coniuge, gli ascendenti, i discendenti, i parenti ed affini fino al terzo grado del Sindaco.

5. Il Sindaco comunica al Consiglio comunale la composizione della Giunta, unitamente alla proposta degli indirizzi generali di governo, nella prima seduta successiva all'elezione, dopo la convalida degli eletti.

6. Il Consiglio comunale discute ed approva, con apposito documento, con votazione palese, gli indirizzi generali di governo presentati dal Sindaco.

Art. 83

Cessazione dalla carica

1. I componenti della Giunta comunale cessano dalla carica nel caso di dimissioni, impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso.

2. Il Sindaco può revocare, con atto motivato, uno o più assessori, notificando agli stessi il relativo provvedimento.

3. Il Sindaco procede alla sostituzione dei membri della Giunta cessati dalla carica per i motivi di cui ai precedenti commi, con le modalità previste dall'art. 82.

4. Dei provvedimenti di cui ai precedenti commi il Sindaco dà motivata comunicazione al Consiglio comunale, nella prima adunanza successiva alla loro adozione.

Art. 84

Competenze e divieti

1. La Giunta comunale collabora con il Sindaco all'amministrazione del comune, compie gli atti di amministrazione ed esercita le funzioni previste dalla legge e dallo statuto.

2. Si applica ai componenti della Giunta comunale il divieto di incarichi e consulenze previste dall'art. 78, comma 5, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

 

TITOLO VII

CESSAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

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Art. 85

Motivazione - effetti

1. Il Consiglio comunale dura in carica per un periodo di cinque anni, sino all'elezione del nuovo limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettivi, ad adottare gli atti urgenti ed improrogabili.

2. Il Consiglio comunale viene sciolto ed il Sindaco e la Giunta cessano dalla carica nel caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione.

3. Il Consiglio comunale viene sciolto qualora si verifichino le condizioni previste e regolate dall'art. 141 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

4. Verificandosi le condizioni previste dal primo comma, lettera b), n. 1, del predetto art. 141 il Consiglio e la Giunta rimangono in carica sino alle nuove elezioni, secondo quando stabilito dall'art. 53 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e previsto nel terzo comma dell'art. 80 del presente regolamento.

5. Lo scioglimento del Consiglio comunale per le cause previste dai commi secondo e terzo determina la decadenza della carica del Sindaco e della Giunta, salvo quanto previsto dal quarto comma. Con il decreto di scioglimento del Consiglio E' nominato un commissario che esercita le funzioni attribuitegli con tale decreto.

6. I consiglieri comunali cessati dalla carica per effetto dello scioglimento continuano ad esercitare, fino alla nomina dei successori, gli incarichi esterni loro eventualmente attribuiti.

 

TITOLO VIII

NOMINA - DESIGNAZIONE - REVOCA DI RAPPRESENTANTI

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Art. 86

Nomina di competenza del Sindaco

1. Il Sindaco provvede alla nomina, designazione e revoca dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende ed istituzioni sulla base degli indirizzi stabiliti dal Consiglio comunale nella prima adunanza, dopo l'approvazione degli indirizzi generali di governo od in una apposita successiva adunanza da tenersi entro quindici giorni da quella di insediamento, nella quale vengono determinati anche i criteri per la nomina dei rappresentanti presso enti, aziende ed istituzione espressamente riservati al Consiglio dalla legge.

2. Tutte le nomine le disposizioni devono essere effettuate entro quarantacinque giorni dall'insediamento ovvero entro i termini di scadenza del precedente incarico. Se i termini sono già scaduti o scadono prima del compimento di quarantacinque giorni dall'insediamento, si osserva anche per tali nomine o designazioni il termine ordinano predetto.

3. Il Sindaco in base agli indirizzi espressi dal Consiglio comunale procede agli accertamenti e valutazioni di propria competenza per individuare i soggetti in possesso dei requisiti più idonei per preparazione, competenza professionale specifica, esperienza, correttezza, pubblica stima, per la nomina o designazione all'incarico di rappresentante del Comune.

4. L'accertamento si stende alla verifica dell'inesistenza di causa d'impedimento e di incompatibilità per il conferimento dell'incarico, comprese quelle stabilite dal quarto comma dell'art. 64 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 relative ai rapporti di parentela o di affinità del nominato con il Sindaco.

5. Il Sindaco adotta il provvedimento di nomina entro il termine di cui al secondo comma, dopo aver effettuato accertamenti ed acquisito la documentazione a carico degli stessi, relativa ai requisiti e alle condizioni di cui ai precedenti terzo e quarto comma.

6. Il provvedimento di nomina E' comunicato all'interessato con invito a produrre al Comune, ufficio del Sindaco, entro dieci giorni, una dichiarazione in carta libera, autenticata, comprendente:

a) l'accettazione della carica;

b) l'attestazione dell'inesistenza di motivi d'impedimento di cause d'incompatibilità o conflitto d'interesse relativamente all'incarico di rappresentanza del Comune.

7. Ricevuta la dichiarazione predetta il Sindaco comunica la nomina all'ente interessato, trasmettendo copia del provvedimento adottato.

Art. 87

Nomina di competenza del Consiglio

1. Per le nomine e designazioni di consiglieri comunali negli organi degli enti, aziende, società od istituzioni si osservano i criteri ed i termini stabiliti dal Consiglio comunale e dal secondo comma dell'art 82 del presente regolamento.

Art. 88

Esercizio di funzioni di rappresentanza

1. Coloro che sono stati nominati o designati a rappresentare il Comune esercitano le loro funzioni, ispirandosi alla tutela degli interessi generali della comunità ed ai criteri di buona amministrazione, efficienza, economicità degli enti, aziende ed istituzioni ai quali sono stati prestati

2. Quando non sia fatta loro richiesta e comunque ogni anno, entro il 31 gennaio, i rappresentanti del Comune sono tenuti ad inviare al Sindaco una relazione sull'attività svolta che viene comunicata alla Giunta ed ai capi gruppo consiliari e depositata agli atti della seduta del Consiglio comunale al cui ordine del giorno il Presidente, ove ne ravvisa la necessità, iscrive l'argomento, per consentirne la discussione.

Art. 89

Dimissioni - revoca - sostituzione

1. Nel caso in cui la persona nominata o designata cessi dall'incarico per dimissioni o per qualsiasi altra causa, il Sindaco o il Consiglio comunale, secondo la competenza di nomina, provvedono alla nuova nomina o designazione entro i termini e con le procedure previste dagli artt. 86 e 87.

2. Il Sindaco ed il Consiglio secondo le rispettive competenze di nomina, possono procedere con provvedimento motivato alla revoca di singoli rappresentati degli stessi nominati ed alla loro sostituzione. Il provvedimento di revoca, motivato, E' notificato all'interessato, per scritto, le sue osservazioni. Dopo l'esame delle stesse, qualora non sussistono motivi per revocare il provvedimento, viene proceduto alla nomina o designazione del nuovo rappresentante, con le modalità di cui agli artt. 86 e 87. Il nuovo nominato o designato resta in carica fino alla normale scadenza dell'organo del quale viene a far parte.

 

TITOLO IX

LA PARTECIPAZIONE POPOLARE ALL'AMMINISTRAZIONE

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CAPO I

ISTITUTI DI PARTECIPAZIONE - PROMOZIONE - RAPPORTI

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Art. 90

Istanze, petizioni e proposte dei cittadini e delle loro Associazioni

1. Il Consiglio comunale promuove, in conformità allo statuto, la partecipazione dei portatori di interessi in forma singola, associata o collettiva in genere, anche su base di quartiere all'amministrazione con le iniziative a tal fine ritenute idonee secondo l'apposito regolamento comunale.

2. Le istanze, petizioni e proposte presentate da cittadini, dalle loro associazioni o dagli organismi che le riuniscono, dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi generali della comunità, sono sottoposte dal Sindaco alla commissione consiliare permanente per materia e,dopo l'istruttoria della stessa, assegnate al competente organo collegiale che adotta motivata decisione da inviarsi ai presentatori della proposta entro sessanta giorni dalla data di ricevimento.

3. La commissione consiliare invita i presentatori dell'istanza, od una loro delegazione ad assistere alla riunione nella quale viene effettuato l'esame preliminare della proposta ed a fornire chiarimenti e illustrazioni.

4. Per le istanze, petizioni e proposte presentate da cittadini, le comunicazioni sono effettuate alla persona designata nel documento inviato al Comune. In mancanza vengono effettuate al primo firmatario, con incarico di darne informazione agli altri presentatori.

5. La partecipazione delle associazioni agli atti di programmazione finanziaria ed ogni altro rapporto delle stesse con il Consiglio comunale avviene secondo quando stabilito dal regolamento per la partecipazione dei cittadini all'amministrazione.

 

CAPO II

LA CONSULTAZIONE DEI CITTADINI

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Art. 91

La consultazione dei cittadini

1. In conformità a quanto stabilito dallo Statuto, i cittadini singoli o associati possono rivolgere all'amministrazione proposte deliberative in tutte le materie che siano di competenza della giunta comunale o del consiglio comunale; di esse il Sindaco invia tempestivamente copia per informazione all'Assessore competente o rispettivamente al presidente della competente commissione consiliare, per l'eventuale espressione di parere in merito, entro i successivi trenta giorni, dandone contestuale informativa al primo sottoscrittore o al sottoscrittore delegato.

2. Entro i successivi sessanta giorni il Sindaco, acquisiti i pareri di cui al comma primo, o senza di essi qualora non siano pervenuti, comunica al sottoscrittore la decisione di ammissibilità o meno della proposta al conseguente esame da parte dell'Organo competente, autorizzando la raccolta delle firme nella quantità necessaria e fissando anche un temine minimo e massimo entro cui essa proposta dovrà essere riconsegnata, completa delle sottoscrizioni richieste, per poter essere esaminata.

3. Se la risposta del Sindaco E' negativa, ciascun consigliere comunale può riproporla come propria nei trenta giorni successivi, a condizione che si tratti di materia di competenza del consiglio comunale.

4. Le proposte di cui sopra devono essere chiaramente articolate e contenere un dispositivo che sia lecito, legittimo e rientrante nei poteri discrezionali od obbligatori del Comune. Esse devono essere sottoscritte in forma leggibile da almeno un decimo degli elettori del Comune di Pontecorvo.

5. II Sindaco E' tenuto comunque a porre all'ordine del giorno del consiglio comunale, entro novanta giorni dall'inoltro, quelle proposte redatte secondo uno schema deliberativo e sottoscritte da almeno il trenta per cento dei cittadini elettori alla data di presentazione della proposta. Le firme debbono essere apposte in forma chiara e leggibile e le proposte non possono riguardare le materie oggetto di referendum.

6. Le proposte di deliberazione di iniziativa popolare seguono la stessa procedure delle proposte di iniziativa consiliare, ivi compresa la apposizione dei pareri di cui all'art. 30, da ottenersi prima dell'avvio della pubblica sottoscrizione.

Art. 92

Il referendum consultivo

1. In conformità a quanto stabilito dallo Statuto i referendum consultivi sono indetti con deliberazione del consiglio comunale ovvero su richiesta di almeno il trenta per cento di cittadini elettori alla data di presentazione della richiesta.

2. I referendum possono riguardare materie di competenza comunale con esclusione delle seguenti:

a) revisione dello Statuto;

b) tributi, tariffe, rette e bilancio;

c) espropriazione per pubblica utilità;

d) elezioni, designazione, nomine, revoche e decadenze;

e) attività amministrative vincolate da leggi statali o regionali;

f) assunzione di mutui ed emissioni di prestiti;

g) personale comunale;

h) strumenti urbanistici;

i) materie già oggetto di analoghe consultazioni nell'ultimo quinquennio.

1. La proposizione dell'iniziativa ha inizio mediante deposito da parte di almeno cinquecento proponenti, iscritti nelle liste elettorali del comune, del testo referendario presso la segreteria comunale.

2. L'ammissibilità del referendum E' deliberata preventivamente dal consiglio comunale nella prima seduta utile, previo parere della competente commissione consiliare.

3. La raccolta delle firme, autenticate nei modi di legge, ed il deposito delle stesse, deve avvenire nel termine di quattro mesi dalla comunicazione di ammissibilità del referendum, da effettuarsi tramite messo comunale a quello dei proponenti all'uopo indicato.

4. Nei trenta giorni successivi al deposito delle firme la proposta e sottoposta al consiglio comunale, con il parere della commissione consiliare e con la valutazione della giunta, per la verifica della regolarità delle operazioni e per la deliberazione di indizione del referendum.

5. II referendum deve tenersi entro novanta giorni dalla esecutività della deliberazione ma non può svolgersi in coincidenza con altre operazioni di voto.

6. II referendum e valido se partecipa alla votazione almeno la metà degli aventi diritto al voto ed e accolto se la risposta affermativa riporta la maggioranza assoluta dei votanti.

7. In caso di esito favorevole il Sindaco E' tenuto a proporre al consiglio comunale un provvedimento avente per oggetto il quesito sottoposto a referendum, entro sessanta giorni dalla proclamazione dell'esito.

8. II Regolamento disciplina ogni altra modalità di attuazione dell'istituto referendario.

 

TITOLO X

DISPOSIZIONI FINALI

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Art. 93

Entrata in vigore - diffusione

1. Il presente regolamento entrerà in vigore dopo che sarà diventata esecutiva la deliberazione con la quale E' stato approvato.

2. Dopo che la deliberazione sarà divenuta esecutiva il presente regolamento sarà pubblicato per altri quindici giorni all'Albo comunale.

3. Il presente regolamento sostituisce ed abroga le precedenti regolamentazioni che disciplinano il funzionamento del Consiglio comunale.

4. Copia del presente regolamento E' inviata dal Sindaco ai capigruppo consiliari.

5. Copia del regolamento deve essere depositata nella Sala delle adunanze del Consiglio comunale, durante le riunioni, a disposizione dei consiglieri.

 

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